Accoltella l’amico, chiesta perizia psichiatrica

Depositata la richiesta in tribunale per il celanese Cesare Felli accusato di tentato omicidio
AVEZZANO. Una perizia per stabilire se al momento del tentato omicidio Cesare Felli fosse in grado di intendere e di volere. È stata depositata in tribunale su richiesta della difesa e riguarda il ferimento avvenuto alla fine di marzo dello scorso anno ad Aielli e che vede sotto processo il 48enne di Celano, accusato dell’accoltellamento di un compaesano al culmine di una lite scoppiata durante una cena a casa del ferito. Felli, dopo quattro giorni di fuga, si era costituito nella caserma dei carabinieri di Celano. Ora è sotto processo con rito abbreviato accusato di tentato omicidio aggravato per futili motivi nei confronti di G.L., 47 anni, finito in rianimazione per il perforamento di un polmone. Ieri si è tenuta l'udienza davanti al gup Maria Proia e al pm Ugo Timpano. La relazione è stata stilata dallo psicoterapeuta Paolo Capri, professore straordinario di Psicologia giuridica e criminologia all'Università Europea di Roma. La difesa punta a dimostrare che al momento dell'accoltellamento, l'imputato non era in grado di discernere il bene dal male. Il perito ha dovuto inoltre accertare se il celanese è in grado o meno di sostenere un processo. Dopo l'accaduto, il 48enne aveva fatto perdere le sue tracce, sostenendo però di non essersi mai allontanato dalla Marsica e di essersi nascosto in montagna, nella zona delle Gole di Celano. L’aggressione era avvenuta in un’abitazione in zona Sardellino, al confine tra Aielli e Celano. Felli e la sua ex compagna si erano recati a casa di G.L. per una cena tra amici a base di carne alla brace. La donna, unica testimone, era uscita per controllare la carne e per fumare una sigaretta, riferendo che tra i due non c'era ancora stato alcun problema. Forse la lite sarebbe scoppiata per qualche parola di troppo alimentata dai fumi dell’alcol. Felli, difeso dagli avvocati Antonio Pascale e Domenico Quadrato, durante il primo interrogatorio, aveva risposto alle domande del magistrato sostenendo che quella sera ricordava solo di aver mangiato e bevuto a casa dell'amico e di aver totalmente rimosso il momento in cui avrebbe sferrato il fendente con un coltello mai ritrovato. L'udienza è stata aggiornata al 10 giugno. (p.g.)

