Accord Phoenix, scatta lo stato di agitazione

10 Ottobre 2020

Annunciato un secondo sciopero dei 60 dipendenti dopo quello di settembre I sindacati: clima di tensione creato dalla proprietà che si è insediata a maggio

L’AQUILA . Scatta lo stato di agitazione all’Accord Phoenix, che dal 17 settembre si chiama Aura, anche se la comunicazione del cambio di denominazione è arrivata solo martedì. I sindacati e le Rsu dei circa 60 dipendenti del sito per lo smaltimento di rifiuti elettronici, al centro di un’annosa e complicata vertenza, hanno proclamato il secondo sciopero, dopo quello di settembre. Sotto accusa, il «clima di tensione» generato dalla nuova gestione. La protesta nasce per «disapprovare la linea aziendale dura nella gestione dei rapporti con il personale e per il licenziamento di un lavoratore, padre di famiglia e monoreddito. La nuova gestione», spiegano Fim, Fiom e Uilm e Rsu, «incaricata dal Fondo proprietario della società e che si è insediata da maggio, sta adottando una linea aziendale di “pressione” sui dipendenti, che sta generando tensioni e lettere di richiamo continue».
I segretari di Fim, Fiom e Uilm Giampaolo Biondi, Elvira Simona De Sanctis e Clara Ciuca sono convinti delle grandi potenzialità di questa realtà produttiva e «soprattutto che la professionalità delle sue lavoratrici e dei suoi lavoratori non debba essere mai messa in discussione. Ci sembra invece», sottolineano, «che ci sia la convinzione da parte dell’azienda che le persone siano “scansafatiche” e che si sia entrati in un clima di “controllo” che va oltre le normative e il contratto nazionale. Gli obiettivi comunicati dall’azienda alle maestranze vengono giornalmente portati a termine da queste ultime, sempre con impegno e grande fatica, dimostrando attaccamento al posto di lavoro, anche se le condizioni e il materiale da lavorare non sono sempre di qualità. Capiamo le difficoltà che sta incontrando il nuovo management nel raggiungere gli obiettivi prefissati dal Fondo», aggiungono Biondi, De Sanctis e Ciuca, «ma non si può imputare la responsabilità solo alla forza lavoro. L’efficientamento del processo produttivo passa attraverso il miglioramento delle condizioni di lavoro, la tipologia di materiale da lavorare e la capacità di gestire i flussi di produzione: tutto strettamente collegato a un chiaro piano industriale e una manutenzione programmata e puntuale dei macchinari». Da qui la decisione, unitaria e con i lavoratori, di mantenere lo stato di agitazione, ma manifestando la «disponibilità a incontri costruttivi e risolutivi per ripristinare un clima di normale serenità e fiducia all’interno dell’azienda».
©RIPRODUZIONE RISERVATA