Accord Phoenix tenta il rilancio
La dirigenza: la produzione va avanti, teniamo lontani gli avvoltoi
L’AQUILA. Stipendi pagati, attività produttiva mai bloccata, utenze regolarizzate. Tenta il rilancio l’Accord Phoenix, dopo il sequestro di 5 milioni di euro, tra conti correnti e macchinari, e la nuova inchiesta giudiziaria che ha travolto il sito industriale aquilano.
Il fondo americano che rappresenta il maggior azionista dell’azienda, nonostante lo sconcerto per quanto accaduto, sta sostenendo questa prima fase di ripresa. Nel frattempo, è stata sospesa l’annunciata vendita di quote societarie: troppi gli «avvoltoi», secondo fonti interne, che speravano di fare affari, approfittando del momento di debolezza. I tre dirigenti accusati di indebita percezione di contributi statali, hanno affidato la loro difesa a un pool di avvocati: l’ex vicepresidente del Csm Guido Calvi, lo studio Cagnola Associati di Milano, il legale aquilano Giulio Agnelli. Il collegio difensivo sta raccogliendo tutta la documentazione necessaria, in vista degli interrogatori richiesti dai loro assistiti.
DENTRO LA FABBRICA. Nonostante le difficoltà legate al sequestro della Guardia di finanza e alla mancata erogazione dei 6,5 milioni, che rappresentavano l’ultima tranche dei fondi assegnati da Invitalia, la produzione sta andando avanti: una recente immissione finanziaria ha permesso di pagare gli stipendi di giugno ai 55 dipendenti, con due settimane di ritardo, e quello di luglio verrà versato a giorni. Il sito industriale, che opera nel campo dello smaltimento e del riciclo di rifiuti elettronici, sta superando l’onda negativa della bufera giudiziaria, affrontando di nuovo il mercato, forte del sistema innovativo che può vantare, ma anche grazie al sostegno del personale, che lavora in un clima solidale. Se non fosse arrivato lo stop, a giugno sarebbero scattate altre assunzioni, per portare la pianta organica a 76 unità. Garantire la continuità occupazionale è uno degli obiettivi aziendali, insieme alla volontà di portare indotto al territorio: domani verrà siglata una collaborazione con l’Università, su alcuni processi di ricerca.
LA VENDITA. Il sito aquilano è molto appetibile. Lo dimostra il fatto che, dopo i guai giudiziari si sia registrato, a livello locale, un grosso movimento di soggetti interessati ad acquisire lo stabilimento, quando navigava in brutte acque. Ma la cessione delle quote è stata accantonata, in attesa del rilancio.
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