Addio al giornalista Colacito: una vita a rincorrere le notizie

22 Maggio 2021

Scoprì la visita di Wojtyla sul Gran Sasso, sua l’intervista alla Grandi rischi che parlò di bicchiere di vino Appassionato di scienza e armi. Fondò l’Associazione Laudomia Bonanni dedicata alla zia scrittrice

L’AQUILA. Giornalista e scrittore dalle penna fine, arguto osservatore delle realtà. Un maestro per intere generazioni di giovani cronisti, che ha avuto modo di formare nelle tante esperienze professionali, in agenzia, sul web e negli studi televisivi. Il mondo del giornalismo abruzzese ha perso un’icona di stile e compostezza: Gianfranco Colacito è venuto a mancare ieri, all’età di 81 anni, all’ospedale di Teramo, dove era ricoverato dal 15 maggio scorso per un improvviso malore.
Nella sua lunga carriera ha attraversato tutte le articolazioni della narrazione giornalistica, senza mai una sbavatura. Portava con grande garbo anche il legame con la zia materna, la scrittrice aquilana Laudomia Bonanni, da cui aveva ereditato il talento letterario e il carattere fiero e determinato. «È stato un maestro di giornalismo, ma anche di vita», così lo ricorda il presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta.
SOLIDA CARRIERA. Prima di approdare all’Agenzia giornalistica Italia, di cui è stato responsabile della redazione abruzzese per più di vent’anni, era stato collaboratore del quotidiano Il Tempo. Ma la passione per il piccolo schermo lo ha indotto, nel tempo, ad allacciare diverse collaborazioni con le emittenti Rete 8, Telemare, Btv e TvUno, di cui è stato direttore, per poi passare al web. Appassionato di giornalismo scientifico, coltivava da autodidatta ricerche di astrofisica, tanto da creare un periodico – “Micromega” – insieme al figlio Flavio. Altra passione, quella per le armi. “Parliamo di armi” è il titolo del suo primo libro, pubblicato agli inizi degli anni Novanta. Nel 2010 il suo secondo volume “Micro Macro: cronaca di fisica e astrofisica”, edito da Carabba. Nel 2005 ha ricevuto il Premio Polidoro alla carriera. Lo stesso anno, insieme a Gianfranco Giustizieri, Giuliano Tomassi e Pietro Zullino, ha fondato l’Associazione internazionale Laudomia Bonanni, in onore della zia. Lascia la moglie Anna e il figlio Flavio, che vivono a Villa Rosa di Martinsicuro, dove Colacito si era trasferito dopo il sisma del 2009.
LA FATIDICA FRASE. Di notizie da prima pagina, Colacito ne ha collezionate tante nei lunghi anni di carriera. Fu lui, con un lancio Agi nazionale, a intercettare la visita “segreta” di Papa Wojtyla sul Gran Sasso d’Italia nel 1979, l’anno dopo la sua elezione. La prima di una lunga serie che legò indissolubilmente il Papa alle montagne abruzzesi. Sua anche l’intervista a Bernardo De Bernardinis, numero due della Protezione civile, in occasione della riunione della Commissione Grandi rischi, a fine marzo 2009. Quella frase «beviamoci un buon bicchiere di vino», pronunciata da De Bernardinis ai microfoni di Colacito divenne parte integrante e ossatura del famoso processo Grandi rischi.
STIMA E AFFETTO. Tantissimi gli attestati di stima e vicinanza alla famiglia. «Gianfranco rappresenta un punto fermo nella storia del giornalismo abruzzese, soprattutto per quel che riguarda l’evoluzione delle agenzie di stampa. È stato, insieme a qualche altro collega, il fondatore dell’informazione primaria nella nostra regione. Dietro la scorza di apparente burbero si celava un uomo di grande umanità, capace di ironia e di autoironia, un vero cavaliere errante», le parole del presidente dell’Ordine, Pallotta. «Mi ha inondato di amicizia e stima», il ricordo di Giustizieri, «tanto da farmi dono dell’archivio letterario di Laudomia Bonanni. Gianfranco era un burbero d’aspetto, severo nei giudizi, ma dal cuore enorme». «Un grande uomo di cultura», lo definisce l’ex direttore del Tg3 Abruzzo, Domenico Logozzo. Per il giornalista Rai, Andrea Fusco, «era dotato di grande cultura e ironia. Impossibile dimenticarlo». Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, dall’onorevole Stefania Pezzopane e dal Sindacato dei giornalisti abruzzesi che lo definisce «una voce ostinatamente libera, una coscienza fiera».
La data dei funerali non è stata ancora stabilita.
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