Addio al maestro del coro anima del Venerdì Santo

Concezio Barcone è morto a 88 anni, protagonista delle principali associazioni Sabatini: «Ha rappresentato il collante tra la tradizione e le nuove generazioni»
SULMONA. Ha voluto guidare il coro anche nell’ultimo Venerdì Santo nonostante il peso degli anni e la salute già malferma. Era uno dei simboli della processione del Cristo morto a Sulmona, che per lui era l’appuntamento dell’anno, nel solco di una tradizione familiare, essendo il nipote di uno degli autori delle musiche del Miserere sulmonese. Ieri mattina Concezio Barcone, 88 anni, se n’è andato via per sempre lasciando un vuoto nella sua famiglia e nell’intera città. Le sue condizioni si sono aggravate ad agosto, quando è stato ricoverato d’urgenza per un’emorragia cerebrale che non gli ha dato più scampo. Barcone si è sempre distinto nel mondo culturale cittadino rendendosi parte attiva in eventi e associazioni come la Camerata Musicale Sulmonese, il Premio Caniglia, la Giostra cavalleresca e fu lui a ideare negli anni Settanta la Mascherina d’argento, forte della sua lunga esperienza da insegnante elementare. Concezio Barcone per gli amici Ezio, era stato impegnato per lunghi anni anche nel giornalismo locale. Barcone, vedovo da anni, lascia tre figli, Pierpaolo, Luca e Giorgio.
L’88enne è stato ricordato anche dal sindaco Annamaria Casini: «Con profondo dispiacere apprendo della scomparsa del caro Concezio Barcone. La città piange una persona che, con grande discrezione e dedizione, tanto ha dato al mondo della cultura sulmonese essendo stato fautore di molti eventi, premi di prestigio e associazioni culturali, oltre ad aver collaborato con importanti testate giornalistiche locali. A nome mio personale, dell’amministrazione e della città tutta formulo sentite condoglianze alla famiglia».
Un ricordo è stato espresso anche dall’attuale maestro del coro Alessandro Sabatini, che Barcone ha affiancato fino all’ultimo Venerdì Santo: «Il maestro Barcone ha rappresentato il collante tra la tradizione e le nuove generazioni. Ricordo l’entusiasmo con cui raccontava il suo legame con il Coro Trinitario e inevitabilmente faceva riferimento al tenero rapporto con il nonno Federico del quale custodiva gelosamente le opere musicali. Senza dubbio i momenti più belli sono quelli della processione, io, giovane direttore gomito a gomito con l'emblema dei miei predecessori da lui rappresentati con tutti gli aneddoti che mi raccontava sgranando il rosario. Come a un nonno, più volte quest’anno gli ho chiesto se fosse stanco e lui, nell’incedere barcollante dato del peso degli anni, mi rispondeva: sei più stanco tu. La prossima processione sarà impoverita dalla sua assenza ma cercheremo di dedicargli le migliori note del Miserere scritto da suo nonno».
I funerali oggi, alle 15, nella chiesa della Santissima Trinità, da dove per decenni è uscito in processione alla guida del coro del Venerdì Santo.
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