Addio Cuttitta, sconfitto dal Covid Il rugby piange il pilone dell’Aquila

12 Aprile 2021

Aveva 54 anni, ha debuttato con la maglia neroverde in serie A, a Milano vinse quattro scudetti Caione: «Punto di riferimento anche per la Nazionale». Zaffiri: «Leader naturale, un grandissimo»

L’AQUILA . La forza, quella che sprigionava con la palla ovale tra le mani, non gli è bastata a vincere la sfida più difficile. Il rugby e L’Aquila piangono Massimo Cuttitta, piegato a 54 anni dall’implacabile aggressività del Covid-19. Era in lotta da giorni con l’infezione che non gli ha lasciato scampo. La sua scomparsa ha suscitato profondo cordoglio a tutti i livelli dello sport: tra chi lo ha conosciuto e con lui ha condiviso l’esperienza del campo da gioco, da parte dei vertici della Fir, la Federazione italiana rugby, ma anche in tantissimi appassionati che ne ricordano le imprese con le diverse maglie indossate nel corso della lunga parabola da giocatore e tecnico. L’ex pilone dell’Aquila e della Nazionale si è spento ieri ad Albano Laziale.
LA CARRIERA. Nato a Latina, aveva iniziato a giocare a rugby in Sudafrica, dove si era trasferita la sua famiglia, insieme ai due fratelli: Michele, il maggiore, e il gemello Marcello. Furono ingaggiati in serie A dall’Aquila, con cui giocarono dall’85 all’88 per poi proseguire su strade diverse. Michele si dedicò agli studi di ingegneria, mentre i gemelli intrapresero la carriera sportiva. Giocatore tra le altre squadre di Amatori Calvisano, Milan, con cui ha vinto quattro scudetti, Harlequins londinesi e Roma, anche da allenatore, Massimo era stato selezionato per i Barbarians. Per 70 volte ha vestito la maglia della Nazionale, in 22 occasioni da capitano, ha partecipato a due Mondiali ed è stato protagonista nel debutto al Sei Nazioni, con la vittoria sulla Scozia al Flaminio. Come tecnico è stato poi impegnato negli staff delle nazionali di Scozia, Canada, Romania e Portogallo.
I COMPAGNI. «Eravamo in contatto e ho sperato che la sua tenacia lo aiutasse», è il pensiero commosso di Carlo Caione, giocatore dell’Aquila rugby nella finale scudetto che con Cuttitta ha condiviso l’esperienza in azzurro, «è stato per tutti un grande, bravissima persona e giocatore fortissimo: accoglieva tutti in Nazionale in modo imparagonabile, era un punto di riferimento». Indelebile anche il ricordo di Maurizio Zaffiri, preparatore fisico dell’Aquila rugby quando Cuttitta era nello staff societario. «Ho avuto la fortuna di ammirarlo da giocatore e poi di lavorarci insieme», racconta, «era animato da una passione incredibile, con il suo esempio e la cultura del lavoro ci ha insegnato moltissimo: era un leader naturale, senza di lui il rugby mondiale è più povero».
LA FEDERAZIONE. Il cordoglio della Fir è affidato alle parole del presidente Marzio Innocenti. «Tutto il rugby italiano è intimamente toccato dalla scomparsa di Massimo, uno dei simboli della Nazionale», è il messaggio con cui evidenzia di Cuttitta anche il ruolo di «ambasciatore del nostro movimento all’estero». In sua memoria il presidente federale ha disposto un minuto di silenzio da osservare nel prossimo fine settimana, prima del calcio d’inizio delle gare del campionato Italiano Peroni Top10.
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