Addio in rossoblù al mitico Shultz

Folla a Collemaggio: sulla bara la maglia dell’Aquila, saluto sulle note di Springsteen
L’AQUILA. Per tutti era Shultz, il nomignolo che gli avevano dato tanti anni fa quando lui, con quei capelli biondi e gli occhi azzurri che lo facevano sembrare un tedesco, aveva iniziato a giocare a pallone muovendosi sui campi di calcio con la maglia numero 8. Shultz, lo chiamavano così i compagni di squadra, gli amici che lo incontravano sotto i portici, anche i suoi studenti. Ieri, a Collemaggio, tra la folla che si è ritrovata al suo funerale, in molti pensavano che quello che si stava vivendo non potesse essere vero. Non può essere, non lui. «Pensavo fosse immortale», confessava un ex giocatore dell’Aquila calcio. «Chi l’avrebbe mai detto che Fabrizio ci avrebbe lasciato così presto», ripete don Nunzio Spinelli durante l’omelia funebre. «Eppure è così. E bastato poco per portarcelo via». Fabrizio Scarsella, 65 anni, Shultz per intere generazioni di aquilani, calciatore, allenatore e docente di educazione fisica, morto tre notti fa dopo una lunga malattia. Parlando di qualcuno che c’è più, spesso si usa il termine un po’ abusato di «persona solare». Ma stavolta il termine dipinge perfettamente la persona, e per questo ieri a Collemaggio c’era una folla che non si vedeva da anni. Tra questi ex alunni, giocatori che hanno appeso le scarpette a un chiodo e altri ancora in attività, colleghi del mondo scolastico che lo conoscevano come docente di educazione fisica. Un piccolo mondo attonito. «Per me era tutto», racconta il figlio Alessio a fine cerimonia. «Cercherò di diventare almeno un centesimo di quel che è stato lui. E spero di avere almeno un pizzico della forza che aveva». Alessio racconta di tante difficoltà, dei genitori di Fabrizio morti presto, della moglie anche lei portata via da una brutta malattia pochi anni fa. «Ma tu non devi piangerti addosso, mi diceva Fabrizio». L’uscita del feretro con la maglia rossoblù numero 8 è salutata da un applauso lunghissimo, seguito da tre minuti di silenzio per ascoltare un brano di Bruce Springsteen, “You’re Missing”. «Tutto è tutto, ma manchi tu», recita la canzone, «le tazze sul ripiano, le giacche sulla sedia, i giornali sulla soglia, ma tu non ci sei. Tutto è tutto, ma manchi tu». Un mese fa, per i 95 anni dell’Aquila calcio, Fabrizio Scarsella avrebbe dovuto ricevere una targa ricordo, ma a ritirare il riconoscimento era dovuta andare un’altra gloria del passato rossoblù, Gigi Di Norcia. «Gliela porto io», aveva detto, «Shultz ci tiene tantissimo».

