Affidato il restauro dell’ex convento di Sant’Angelo a Ocre

Il Provveditorato stipula il contratto da oltre 2,5 milioni Riocci: «Passo importante». Ora altri 6 milioni per il 2° lotto
OCRE. Il Provveditorato alle Opere pubbliche ha affidato i lavori (primo lotto) per la ristrutturazione dell’ex convento di Sant’Angelo di Ocre. La ditta che ha vinto l’appalto è la Coget srl. L’importo di aggiudicazione è stato di 2.556.106 di euro (il totale stanziato dal Cipe compresa la progettazione era di 4 milioni di euro). Il contratto tra Provveditorato e impresa è stato stipulato il 12 dicembre alla presenza del sindaco di Ocre, Gianmatteo Riocci. «È stato un passo importante e un bel segnale per Ocre, Fossa e per tutta la comunità aquilana visto che parliamo di un monumento di assoluto valore architettonico, storico e religioso», ha detto il primo cittadino, «per completare questa prima fase dei lavori che prevede la ristrutturazione e messa in sicurezza ci vorranno circa due anni. Nel frattempo abbiamo già richiesto al Cipe altri 6 milioni per il secondo lotto». Probabile che a Sant’Angelo non torneranno i frati (che lo avevano lasciato pochi mesi prima del terremoto del 2009). Sul riutilizzo le ipotesi sono molte e andranno vagliate man mano che i lavori si andranno a completare.
Il Provveditorato in una scheda che fa parte della documentazione sull’appalto spiega perché per aggiudicare i lavori si è fatto ricorso alla procedura negoziata, che è più spedita rispetto alle altre. «Il convento di Sant’Angelo sorge su uno sperone roccioso del Monte Circolo» scrive il Provveditorato «a picco sulla Valle dell’Aterno, sul confine tra i comuni di Ocre e di Fossa. La storia del convento di Sant’Angelo è particolarmente lunga e complessa. A seguito di un lungo periodo di decadenza, durante il quale venne trasformato anche in lazzaretto, il convento fu soppresso nel 1860 per essere successivamente riaperto agli inizi del XX secolo ed è stato tenuto dai frati Francescani fino al 2009. In seguito ai danni provocati dagli eventi sismici del 2009 il convento è stato definitivamente abbandonato. All’interno del complesso monastico insistono dipinti murali in ambiente semi-confinato (chiostro e atrio); dipinti murali in ambiente interno (refettorio); elementi lignei dipinti (refettorio). È evidente lo stato di degrado conseguente all’abbandono dell’edificio ormai da 14 anni. L’analisi macroscopica delle forme di alterazione ha evidenziato e identificato le forme di degrado. Le principali cause si possono individuare – oltre che negli effetti del sisma – nella presenza di umidità, nella mancanza di manutenzione e nell’alterazione degli interventi di restauro precedenti. Pertanto, le superfici dipinte esposte agli agenti atmosferici (chiostro e atrio) presentano depositi superficiali più o meno coerenti, efflorescenze, patina biologica, lacune, diffuse abrasioni della pellicola pittorica, distacco e piccole mancanze degli strati di intonaco dal supporto. Al fine di evitare che l’esposizione agli eventi meteorologi comprometta ulteriormente lo stato di conservazione degli affreschi presenti nella struttura, risulta urgente l’avvio dei lavori di ristrutturazione del complesso immobiliare con particolare riferimento alle coperture. Si sottolinea inoltre che nel progetto esecutivo (primo lotto) sono previsti, oltre alle lavorazioni necessarie per interrompere l’azione degli agenti atmosferici (coperture e strutture murarie) gli interventi necessari per fronteggiare i fenomeni di alterazione in atto. Pertanto risulta di tutta evidenza l’urgente necessità di avviare i lavori in tempi celeri, sussistendo le condizioni per il ricorso alla procedura negoziata».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

