Affitti gonfiati all’Ateneo, assolto di Orio

Il pm contestava all’ex rettore un danno erariale di mezzo milione. Scagionato anche Del Vecchio, ex direttore amministrativo
L’AQUILA. Depositata la sentenza della Corte dei Conti che assolve Filippo Del Vecchio e Ferdinando di Orio, all’epoca direttore amministrativo e rettore dell’Università, dagli addebiti contestati dalla Procura Regionale per il presunto danno patito dall’Università per presunti “affitti gonfiati” ovvero le maggiori somme erogate in dipendenza del contratto di locazione per l’ex Optimes stipulato nel post-sisma con la “società Gallucci” e quantificati in oltre 538mila euro oltre a interessi e rivalutazione. Una scelta fatta per via dell’inagibilità dell’Ateneo.
Il Procuratore regionale aveva promosso il giudizio di responsabilità in relazione procedimento penale in tribunale poi definito con assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». «Nella mia qualità di difensore in giudizio dell’ex rettore, (Del Vecchio è stato difeso dell’avvocato Stefano Rossi, ndr)», dice l’avvocato Giovanni Marcangeli, «esprimo profondo apprezzamento per la dettagliata, puntuale ed esauriente motivazione della sentenza, che riscatta il non indifferente travaglio sopportato negli anni da di Orio sia a causa del processo penale sia a causa di questo parallelo giudizio di responsabilità contabile. La sentenza si basa innanzitutto su precedenti giurisprudenziali di altre sezioni giurisdizionali e della stessa sezione per la Regione che escludono la responsabilità in assenza di provvedimenti che individuino in modo incontrovertibile le competenze demandate ai singoli soggetti coinvolti nel procedimento». «Nel considerare poi la vicenda sottoposta al suo esame sovrapposta a quella già apprezzata dal giudice penale con una sentenza di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” e che è fonte di prova», aggiunge, «la Corte afferma: “orbene, dal coacervo degli atti e dai documenti di causa, esaminati nella loro interezza, emerge altresì che la condotta dei convenuti si ispirava alla prioritaria esigenza di garantire il dovuto, regolare corso degli studi in un contesto caratterizzato dalle pressanti emergenze connesse al sisma dell’anno 2009”».
«Inoltre», prosegue, «non costituisce scienza privata del giudice ed è noto che nelle ore successive ai quei devastanti eventi tellurici i primi a cercare scampo tra le macerie furono proprio molti studenti universitari i quali, pochi e impolverati bagagli in mano e zaini in spalla, abbandonarono il capoluogo abruzzese, forse con l’intenzione di non tornarvi; l’interesse del prestigioso “tempio di Atena” era di organizzare con rapidità l’ordine degli studi, assicurando il normale e proficuo svolgimento dei corsi universitari». Conclude quindi la Corte dei Conti «che la situazione critica non consentiva indugio e che non era possibile tergiversare, che non si può trascurare, la prevalente formazione accademica del di Orio e la complessità delle funzioni a lui intestate e che non sussistono gli elementi per l’affermazione di responsabilità finanziaria».
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