Affitti negozi e Covid, liti in tribunale

In arrivo una serie di cause dei titolari degli esercizi commerciali: si chiede la sospensione del canone o almeno la riduzione
L’AQUILA. Si apre un nuovo fronte di controversie civili connesso alla crisi per la pandemia. Negli uffici giudiziari, infatti, stanno affluendo cause riguardanti titolari di esercizi della ristorazione (ma non solo) che chiedono ai proprietari dei locali da essi utilizzati una sospensione o una riduzione dei canoni. Il primo passo è, ovviamente, quello della mediazione, poi se non c’è accordo si va dai giudici compatibilmente con le limitate attività di questi mesi nelle aule di giustizia.
Del resto, soprattutto in città, sono parecchi i negozi che, per solito, riescono a sbarcare il lunario se non ci sono intoppi, ma pagare mesi di affitto senza incassi porta ad abbassare per sempre la saracinesca.
Una delle varie “controversie pilota” avviate, a meno di possibili accordi, riguarda una commerciante aquilana di 37 anni che ha in affitto un immobile sulla statale 80.
Nella memoria, presentata tramite l’avvocato Ubaldo Lopardi, si sostiene che da un’analisi del codice civile in tema di contratto di locazione si evince chiaramente che, qualora il conduttore non sia messo nella condizione di usare l’immobile affittato, certamente lo stesso non potrà considerarsi tenuto al pagamento del canone o quantomeno del canone intero per il mancato uso del bene. Sempre sulla scorta delle stesse valutazioni, la ricorrente potrebbe avere diritto a recedere dal contratto senza nulla dovere. E, in teoria, potrebbe anche richiedere il canone di marzo. La richiesta, però, è solo quella della sospensione del canone di locazione per aprile fino al ripristino della possibilità di riusare i locali.
In subordine si chiede di rinegoziare il canone allo scopo di riequilibrare il rapporto contrattuale alterato a causa dei provvedimenti governativi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

