Affittò casa a una coinquilina ma non favorì la prostituzione

L’AQUILA . Non aiutò la coinquilina a prostituirsi. È quanto ha stabilito il giudice Tommaso Pistone nella sentenza che ha assolto una cittadina colombiana per una vicenda risalente a sei anni fa....
L’AQUILA . Non aiutò la coinquilina a prostituirsi. È quanto ha stabilito il giudice Tommaso Pistone nella sentenza che ha assolto una cittadina colombiana per una vicenda risalente a sei anni fa. Nedy Trujillo Munoz, 49enne che all’epoca dei fatti risiedeva in via della Mainetta a Coppito, era finita nei guai per aver ospitato una connazionale dedita alla prostituzione.
Secondo l’accusa, il fatto che la colombiana, con passaporto spagnolo, riscuotesse un affitto per gli spazi messi a disposizione dell’altra donna configurava a suo carico il reato di favoreggiamento. Per questo Trujillo Munoz, assistita dall’avvocato Mauro Ceci, è finita sotto processo. La difesa ha sostenuto che la donna ospite della padrona di casa «si autogestiva» e dunque che non ci fosse alcun collegamento tra il canone pagato per le stanze occupate e le prestazioni sessuali fornite dietro pagamento a svariati clienti. Dal 2015, periodo al quale risale la dichiarazione al Comune con cui Trujillo Munoz attestava la disponibilità a ospitare la connazionale, la vicenda giudiziaria si è sviluppata, tra varie udienze e diverse testimonianze raccolte, fino alla svolta che tre giorni fa ha definito il giudizio di primo grado.
La colombiana è stata assolta, dunque, con la formula «il fatto non sussiste». In particolare il magistrato ha ritenuto che non sia emersa alcuna prova a conferma dell’accusa. Non è stata dimostrata l’esistenza di un nesso tra i soldi incassati da Trujillo Munoz e la circostanza che la sua ospite si prostituisse nelle stanze prese in affitto. È caduta così, almeno per il processo in primo grado, l’accusa di favoreggiamento a carico della cittadina colombiana.
Resta da verificare se la sentenza sarà impugnata in appello. Prima probabilmente andranno lette le motivazioni del pronunciamento emesso dal giudice Pistone che, nel sancire l’assoluzione, si è riservato 90 giorni di tempo per depositare le motivazioni della sua decisione. Una scelta che sarebbe dettata dalla complessità della stesura del testo destinato a spiegare le ragioni dell’assoluzione. A metà luglio, dunque, il magistrato pubblicherà il documento che completerà la sentenza. (g.d.m.)
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