Agente suicida, lo Stato non vuole pagare
Ricorso contro la sentenza che assegna un milione agli eredi di Scimia per un morbo contratto sul lavoro
L’AQUILA. La tragedia non ferma lo Stato, che si appella contro la sentenza con la quale i giudici hanno riconosciuto all’ex agente di polizia penitenziaria Vincenzo Scimia, 52 anni, trovato senza vita nel lago di Campotosto, la somma di un oltre milione per una malattia contratta sul lavoro.
Nel 2011 l’uomo si ammalò di legionella, un batterio che aveva peggiorato le sue condizioni fisiche in relazione a patologie cardiache che furono risolte con un trapianto di cuore. Queste malattie, e il fatto di non poter più lavorare, gli provocarono una forma di depressione che gli è stata fatale.
In primo grado la richiesta di risarcimento, fatta dall’avvocato Antonello Carbonara, è stata accolta dal Tar e la sentenza, tra l’altro, è immediatamente esecutiva. Solo che i ricorrenti aspettano a chiedere materialmente la somma che spetta agli eredi dell’agente scomparso in attesa che divenga esecutiva. In primo grado la causa durò otto anni sulla scorta di una serie di certificati ed esami medici che convinsero il Tar a dare ragione a Scimia.
Lo Stato, tramite l’Avvocatura, si è opposto per cui si rende inevitabile la decisione definitiva del Consiglio di Stato.
La tragedia si consumò il 27 settembre scorso. L’uomo, residente a Cansatessa, uscì di casa nel primo pomeriggio per non farvi più ritorno.
La moglie non vedendo la sua auto, si allarmò e uscì a cercarlo. Contestualmente furono allertati anche i carabinieri e i vigili del fuoco. L’elicottero del 115 si alzò in volo per perlustrare anche a pelo d’acqua la superficie del lago, che in quei giorni appariva di nuovo svuotato, come avviene ciclicamente.
Venne mobilitato anche il gruppo sommozzatori con l’arrivo del gommone per accelerare le operazioni di ricerca. Nel tardo pomeriggio, poi, si ebbe il tragico epilogo.
A un metro e mezzo circa dalla riva venne notata una maglietta bianca. Era il segnale che permise la sua identificazione. La salma, trasferita all’obitorio del “San Salvatore” fu sottoposta ad autopsia e l’esame accertò che si era trattato di un suicidio.
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