Aggredì D’Alfonso: quattro anni e 10 mesi

Condannato l’imprenditore Bromo che eseguì lavori nell’agriturismo dell’ex politico Dc. Ma non fu sequestro di persona
L’AQUILA. Non fu sequestro di persona. Neppure violenza privata. E la contestazione iniziale di tentata estorsione derubricata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone.
La burrascosa notte di Capestrano, paese dove l’ex politico democristiano Alfonso D’Alfonso (assistito dall’avvocato Mirco D’Alicandro, del Foro di Pescara), ex presidente di Arpa e Sangritana, ha avviato un’attività di agriturismo – con l’irruzione dell’imputato e il ricorso alle cure dell’ospedale per D’Alfonso e la moglie Carla Ciccone – è sfociata in una condanna a 4 anni e 10 mesi di reclusione. L’imprenditore Marco Bromo, che eseguì lavori per D’Alfonso, è stato ritenuto colpevole di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, danneggiamento e lesione personale grave. Tutti reati aggravati.
Il collegio penale del tribunale (presidente Alessandra Ilari, giudici a latere Monica Croci e Tommaso Pistone) ha pronunciato il dispositivo dopo circa un’ora e mezza di camera di consiglio. L’ultima udienza, con l’esame dell’imputato e le richieste della pubblica accusa, ha chiuso il primo grado di una vicenda del 2018 e che, anche a causa della popolarità dei personaggi coinvolti, ha suscitato sconcerto nell’opinione pubblica. Il pm in aula, Fabio Picuti (il titolare è il collega Guido Cocco), ha chiesto, nella sua requisitoria, una pena ben maggiore rispetto a quella comminata dal collegio: sei anni di reclusione per tentata estorsione, sequestro di persona e violenza privata. Il collegio ha assolto l’imputato sia dal sequestro sia dalla violenza privata. Sarà ora la Procura a decidere se appellare la sentenza. Bromo dovrà risarcire i danni da determinarsi in separata sede, oltre a corrispondere una provvisionale di 20mila euro. Motivazioni tra 90 giorni.
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