Aggredì il padre, perizia la salva

La coltellata non poteva uccidere l’uomo, la ragazza indagata per lesioni gravi
SULMONA. Si alleggerisce la posizione giudiziaria della diciottenne sulmonese che nel settembre scorso sferrò una coltellata al petto del padre L.G., imprenditore di 50 anni, nel corso di una lite esplosa nella loro abitazione, in via Corvi, facendolo finire in ospedale. La Procura ha infatti deciso di derubricare l’accusa di tentato omicidio in quella di lesioni gravi sulla scorta dell’esito di una perizia disposta nel corso di un incidente probatorio che lo stesso ufficio del tribunale – su sollecitazione del difensore della giovane, l’avvocato Alberto Paolini – aveva chiesto per capire se la ragazza avesse intenzione realmente di uccidere il genitore.
Ebbene, il perito ha stabilito che il colpo vibrato dalla diciottenne, che raggiunse il padre, tra petto e clavicola, non avrebbe mai potuto avere effetti irreparabili in base alla violenza con cui è stato sferrato. A questo punto l’inchiesta andrà avanti, ma con un’accusa meno pesante per la 18enne.
Le liti tra padre e figlia erano continue e la sera del 2 settembre dello scorso anno, all’ora di cena, la ragazza – forse, sostiene il suo difensore, perché provocata – aveva aggredito il padre. A chiamare i soccorsi fu la moglie dell’uomo.
I vicini da tempo avvertivano grida nell’abitazione dell’imprenditore e in qualche caso avevano già allertato le forze dell’ordine. Un rapporto conflittuale già in precedenti occasioni finito fuori controllo. Fino ad arrivare all’aggressione con il coltello. (c.l.)
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