Agricoltura, fondi negati Regione sotto attacco

PESCINA. Aziende agricole “alla canna del gas” per i ritardi biblici della Regione nello smaltire le pratiche per l’assegnazione dei fondi del Piano di sviluppo rurale 2014-2020. Tiziano Iulianella,...
PESCINA. Aziende agricole “alla canna del gas” per i ritardi biblici della Regione nello smaltire le pratiche per l’assegnazione dei fondi del Piano di sviluppo rurale 2014-2020. Tiziano Iulianella, imprenditore agricolo e vicesindaco di Pescina, lancia l’allarme su un sistema inefficace che, negli ultimi anni, ha portato l’Abruzzo «agli ultimi posti in Italia per gestire i fondi del Psr, circa 480 milioni di euro, fermi alla misera percentuale del 22%».
Alla base dei ritardi Iulianella annovera la carenza di personale e dirigenti.
«Una situazione», sottolinea, «più volte denunciata nella precedente amministrazione regionale dagli ex consiglieri di opposizione che, oggi, si trovano a governarla, ma non riescono ad affrontarla con efficacia. E, intanto, a subire le penalizzazioni sono le imprese agricole, che spesso si indebitano con gli istituti di credito e, in qualche occasione, come già accaduto, gettano la spugna e dichiarano fallimento. La situazione più assurda è delle pratiche prato pascolo, indennità compensativa e biologico: qui, le istruttorie, non fatte nei tempi dovuti, sono state affidate a una task force esterna; e così pratiche del 2016, 2017 e 2018 vengono verificate a distanza di anni e, ovviamente, emergono anomalie a non finire che producono o il mancato pagamento del premio o, addirittura, il recupero dell’acconto. Una beffa insopportabile per le aziende costrette a scontrarsi con la Regione».
Per uscire dal guado, Iulianella sferza le organizzazioni di categoria nate per tutelare imprese agricole, allevatori e produttori che «hanno smesso da tempo di battere i pugni sui tavoli delle istituzioni dove, invece, si siedono spesso con timore reverenziale e senza quasi mai portare a casa risultati positivi per le aziende». L’appello finale è rivolti ai politici. «Le aziende agricole», conclude, «non vogliono e non possono più attendere i tempi biblici dettati da una burocrazia asfissiante e una disorganizzazione insopportabile dell’assessorato». (m.s.)
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