Albergatori: «Senza aiuti è finita»
Appello di Federalberghi al governo: misure immediate per evitare il tracollo
L'AQUILA . Al via l’iniziativa di Federalberghi «Salviamo le imprese e i lavoratori del turismo». La petizione, promossa anche in provincia dell’Aquila tra gli operatori e i lavoratori del settore, sarà consegnata al governo come strumento per valutare possibili interventi a sostegno di un settore duramente colpito dalla pandemia. Cinque i punti contenuti nel documento, diffuso da Federalberghi, a cui stanno aderendo i gestori delle strutture ricettive del territorio: interventi in favore dei lavoratori per la tutela occupazionale, rifinanziamento della cassa integrazione, indennità per i lavoratori stagionali, incentivi per il rientro in servizio delle maestranze attualmente in cassa integrazione, con sgravi fiscali e altre misure agevolative per le aziende e incentivi per l'assunzione degli stagionali.
«Un pacchetto di misure», afferma Mara Quaianni, presidente della Federalberghi provinciale, «necessarie per dare respiro a un comparto fermo da mesi, che sta pagando duramente la crisi economica scaturita dall’emergenza Covid-19». L’iniziativa, partita da Federalberghi nazionale, ha attecchito velocemente in provincia dell’Aquila dove il fermo delle strutture ricettive ha provocato, nel 2020, un marcato calo delle presenze. «Si è registrata, in media, una flessione del 50% su base annuale», evidenzia Quaianni, «con cinque mesi di chiusura totale a cui si sono sommati periodi altalenanti e una ripresa a singhiozzo. Attualmente, all’Aquila sono aperti pochissimi alberghi, per lo più a gestione familiare, ma i numeri delle presenze sono bassissimi e non consentono neppure la copertura delle spese di gestione».
Per il turismo alberghiero è un periodo nero, che si trascina ormai da mesi. «Siamo passati dal 100% di flessione del lockdown», aggiunge Quaianni, «a un 80%del mese di gennaio 2021. Il blocco degli spostamenti tra regioni ha frenato, infatti, anche i flussi del settore business e legati agli spostamenti per lavoro, che sono calati notevolmente». A soffrire maggiormente sono le strutture ricettive di montagna che, con gli impianti sciistici chiusi per decreto, non hanno visto un solo cliente. Ma la situazione si riflette, più o meno identica, anche in città, dove le prenotazioni negli alberghi sono vicine allo zero.
«Occorrono misure immediate da parte del governo», conclude Quaianni, «volte a contenere le perdite e a supportare gli albergatori nella gestione ordinaria delle strutture. Il settore è in ginocchio e rischia di non rialzarsi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

