Alberghi chiusi, allarme tra gli operatori del settore

1 Aprile 2020

L’AQUILA. In città tutti gli alberghi sono chiusi. Nonostante il decreto del 17 marzo scorso, che ha dato la possibilità alle strutture ricettive di continuare a operare, gli albergatori hanno...

L’AQUILA. In città tutti gli alberghi sono chiusi. Nonostante il decreto del 17 marzo scorso, che ha dato la possibilità alle strutture ricettive di continuare a operare, gli albergatori hanno dovuto chiudere gli hotel. «Dovuto», sottolinea Mara Quaianni, presidente provinciale di Federalberghi, «visto che il governo ha dato la possibilità agli alberghi di restare aperti per accogliere pazienti con il coronavirus in quarantena, personale sanitario e addetti alla Protezione civile. All’Aquila, per fortuna, i casi di coronavirus sono limitati, pertanto le strutture alberghiere non sono state precettate. Ma le spese di gestione – luce, gas e acqua – non consentono di mantenere in funzione le attività». Risultato: da giorni ormai, gli alberghi sono chiusi. Ed è caduto nel vuoto anche l’appello al Comune, a far slittare il pagamento della Tari. Richiesta rimandata al mittente, nell’ultima riunione convocata dal sindaco, Pierluigi Biondi, a Palazzo Fibbioni, con le associazioni di categoria. «In moltissime città, secondo i dati diffusi da Federalberghi nazionale, il pagamento della Tari, per le strutture ricettive, è stato rinviato. Provvedimento adottato anche a Pescara, ma non all’Aquila, dove il sindaco si è espresso diversamente. Ma il sistema dell’accoglienza è al collasso: servono interventi urgenti e una boccata d’ossigeno che restituisca liquidità agli imprenditori del settore». Federalberghi lancia l’idea di un voucher che, sponsorizzando il brand abruzzese, in particolare aquilano, metta in rete alberghi, ristoranti e musei «per offrire, quando l’emergenza coronavirus sarà superata», evidenzia Quaianni, «un ventaglio di possibilità ai turisti, a prezzi convenienti». Il voucher, così com’è stato pensato, dovrebbe offrire il soggiorno in città abbinando l’enogastronomia, la fruizione di musei e altri luoghi culturali, l’ingresso a manifestazioni, concerti, teatri. «Non potremo più contare sul turismo internazionale», sostiene Quaianni, «ma puntare su quello italiano, promuovendo un territorio bellissimo e pieno di storia e cultura. Ma tutto questo va promosso all’esterno». Questo il ragionamento in prospettiva per un settore, quello turistico, tra i più colpiti dall’emergenza Covid-19. «Progettualità per le quali richiediamo il supporto del Comune e della Regione», incalza Federalberghi, che torna a chiedere misure di sostegno urgenti per le attività ricettive. «Per l’accoglienza dei malati in quarantena è stato messo a disposizione l’hotel Cristallo, di proprietà del Comune», conclude Quaianni. «Anche gli altri alberghi hanno il diritto di sopravvivenza, partendo dall’abbattimento delle tasse locali, come nelle altre città».
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