Alesse: «Io, al servizio dell’Università»

Il docente di Patologia generale ci riprova: «Più attenzione ai diversamente abili. Servono innovazione e sostenibilità»
L’AQUILA. Edoardo Alesse, professore ordinario di Patologia generale dell’Università dell’Aquila, ci riprova. Candidato a rettore già nel 2007 contro Ferdinando di Orio, nei prossimi giorni si confronterà col collega Carlo Masciocchi, ordinario di Radiologia e prorettore vicario uscente, per ottenere la prima carica dell’Ateneo. La votazione è prevista, infatti, per giovedì, 13 giugno. Se necessario, ne seguiranno una seconda il 18 e una terza il 25. Programma e aspettative delineati nell’intervista che segue.
Cosa l’ha spinta a candidarsi?
«La mia candidatura nasce in spirito di servizio come evoluzione naturale di una serie di ruoli e di responsabilità accademiche che hanno scandito il mio percorso professionale negli ultimi venti anni, nella convinzione di poter fare qualcosa di utile e innovativo per questa Università nonché per la città e il territorio che la ospitano».
Quali sarebbero i primi tre obiettivi del suo mandato da rettore?
«Innanzitutto, un’azione di revisione statutaria e regolamentare. Poi, partendo da una già solida base, la promozione delle performance nelle attività istituzionali dell’Ateneo (ricerca, didattica, terza missione). Infine, l’introduzione di pratiche innovative di quarta missione con attenzione soprattutto alla sostenibilità».
Come giudica l’operato della professoressa Inverardi? Cosa cambierebbe?
«Giudico positivamente l’operato della rettrice. Migliorerei l’attenzione all’organizzazione interna, potenzierei l’orientamento, il tutorato e il sostegno a chi è diversamente abile e darei maggior efficacia alla comunicazione interna ma soprattutto a quella verso l’esterno».
Come immagina l’Ateneo dell’Aquila tra sei anni: un Ateneo di élite, con pochi iscritti molto produttivi, oppure con le porte aperte e un numero di iscritti sempre crescente?
«Né l’uno né l’altro. Lo immagino con un numero di studenti adeguato rispetto alle risorse disponibili (professori, personale, aule, laboratori, biblioteche), capace di erogare una formazione di buona qualità media, che renda i nostri laureati appetibili al mondo del lavoro e delle professioni. Se poi emergesse qualche genio che ci rendesse famosi, tanto di guadagnato».
In tal senso, ritiene giusto mantenere la maggior parte dei corsi di laurea a numero programmato?
«I corsi di laurea a numero programmato nel nostro Ateneo lo sono anche nel resto della nazione, o quasi, proprio sulla base di un principio informatore che tiene in conto la qualità media, non l’elitarietà della formazione. Si tratta comunque di considerazioni dinamiche ed evolutive, che possono cambiare nel tempo se cambiano le premesse e le regole del gioco».
Meglio un Ateneo con sedi decentrate o auspica un rientro in centro storico?
«L’università aquilana è sempre stata distribuita su tre poli, di cui due (Roio e Coppito) in sedi decentrate. Il dipartimento di Scienze Umane è ora in centro, nell’ex San Salvatore, e il rettorato e molti uffici centrali a Palazzo Camponeschi. I due poli di Coppito e Roio rimarranno tal quali. Sarebbe impossibile e dannosa ogni variazione su questo tema».
L’Aquila è una città a misura di universitari? Cosa bisogna migliorare anche nel rapporto con le altre istituzioni?
«L’Aquila è una città stupenda, che io scelsi per gli studi e per viverci con la mia famiglia. È naturale che oggi sia in difficoltà nel far fronte alle esigenze degli studenti. Occorrono più occasioni di svago, divertimento, sport, residenze, migliori trasporti, assistenza sanitaria, possibilità di impiego. Gli interlocutori dovranno essere Comune, Regione, istituzioni pubbliche e private nonché le imprese».
Riguardo alla tassazione studentesca, ritiene ci siano correttivi da apportare?
«La misura della tassazione, dopo l’uscita dall’accordo di programma, è stata sempre condivisa e decisa dopo ampi dibattiti e simulazioni. È un parametro dinamico, che può cambiare con l’evoluzione della metrica dei redditi del territorio e le necessità dei bilanci, quindi potrà essere corretta e adeguata nel tempo in funzione delle numerose variabili che la determinano».
Cosa augura al futuro rettore?
«Di poter lavorare serenamente, di avere collaboratori, interlocutori e oppositori intelligenti e leali e di essere in grado di rendere l’Ateneo dell’Aquila la sede naturale di un magistero culturale e morale che sia di riferimento per l’intera comunità e il suo territorio, in un contesto di autonomia reale. E poi, tanta salute e felicità».
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