All’Aquila la Tari più alta anche per il 2017 e 2018

13 Marzo 2018

Si conferma il capoluogo di regione con la maggiore tariffa per la gestione del servizio A pagare meno sono banche e ospedale che hanno avuto un ulteriore 10% di sconto

L’AQUILA. Anche per il 2017 L’Aquila ha il record della tariffa più alta d’Italia per la tassa sui rifiuti (Tari), per le utenze domestiche, sulla base di una famiglia composta da 3 persone e un appartamento di 80 metri quadrati. E anche per il 2018 non si vedono sconti.
La Commissione comunale Bilancio domani (ore 15) discuterà il Piano finanziario proposto dall’Asm (Aquilana società multiservizi), azienda in house del Comune, che si occupa della raccolta, gestione e smaltimento rifiuti e che ha un bilancio di 14,5 milioni di euro l’anno. Per il 2018, comunque, l’amministrazione ha ridotto la parte variabile della tariffa del 3,2%, ma ha aumentato la parte fissa sempre del 3,2% circa. Come si nota nella tabella, la tariffa annua della Tari, per il 2017, all’Aquila, per una famiglia di 3 persone in 80 metri quadrati, è di 332,19 euro. Più care sono soltanto Cagliari, con 453,34 euro (ma con i problemi di un’isola) e Napoli, con 382,49 euro (ma con i problemi di Napoli che tutti conoscono). L’Aquila, però, sarebbe al primo posto assoluto, perché la tariffa del 2017, per tutte le utenze dell’Aquila rappresentano il 77,24% del costo totale del servizio a carico dei cittadini, poiché il Comune ha utilizzato per il restante 22,76% parte del contributo governativo concesso anche per il 2017.
Uno degli esempi virtuosi è Trento, come si vede in tabella. È l’unico Comune capoluogo di regione ad applicare il sistema di calcolo della “tariffa puntuale”, che prevede il pagamento della quota variabile in base alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti da ogni singola utenza. La quantità viene misurata volumetricamente, in litri. Questo avviene secondo un criterio di distribuzione di sacchi semitrasparenti, pre-pesati, cioè che possono contenere un tot di chili di rifiuti, e vengono distribuiti secondo le stime di quanto può produrre una famiglia. Vengono distribuiti i sacchi con le etichette per la differenziata, l’indifferenziato e l’umido. Se una famiglia consuma meno, fa presente la quantità di sacchi avanzati e paga meno; se consuma di più ne richiede una quantità maggiore e la tassa aumenta. A prescindere dai metri quadrati. I sacchi vengono lasciati, secondo il calendario – come si fa per il porta a porta – davanti alle abitazioni e il servizio di raccolta passa a ritirarli. In alcuni Paesi del Nord Europa da anni esistono i cassonetti per la differenziata a scomparsa: vengono interrati e l’utente li aziona con una tessera. Tornando a esaminare la tabella, è evidente come all’Aquila paghino una tassa molto ridotta determinati settori del non domestico, come banche e istituti di credito e ospedali-cliniche. Per la prima categoria la tariffa è di 172,08 euro, a fronte di città come Potenza (896,63 euro), Perugia (849,60 euro), Napoli (755,20 euro), Roma (781,76 euro). Il discorso si fa più pesante con gli ospedali, tra i maggiori produttori di rifiuti (quelli speciali sono a parte), dove all’Aquila pagano 286,08 euro, a fronte di città quali Potenza, dove si arriva a 1.628,22 euro, Torino (1.278,74 euro), Perugia (1.100,80 euro), Napoli (928,80 euro), Campobasso (776 euro). Il comune dell’Aquila per le categorie non domestiche, ha applicato, per il 2018, lo sconto del 10%.
PRECISAZIONE. Nell’articolo sulla differenziata di domenica 11 marzo, si riporta che la percentuale abruzzese prevista dalla nuova legge regionale è del 49%, da raggiungere entro il 2022. La quota giusta, invece, è il 75%. Quella del 49% è la media attuale.
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