All’Emiciclo “30 alberi per ritornare”

Nel progetto per ricostituire il tessuto sociale dopo il sisma anche Università e un’associazione danese
L’AQUILA. A dieci anni dal terremoto, in questi giorni L'Aquila lancia un forte messaggio di rinascita, ospitando l'installazione “30 alberi per ritornare”, che saranno posizionato da trenta studenti di tutto il mondo. L’evento è previsto oggi, dalle 12.30 alle 19.30, all'Emiciclo. Il progetto è promosso dal Master Emergency&Resilience dell'Università di Venezia Iuav; dall'associazione danese Emergency Architecture and Human Rights; e le realtà aquilane rappresentate dall'associazione ViviamoLaq e dallo studio Proteo Associati, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell'Università dell'Aquila e l’Abaq Accademia di Belle Arti L’Aquila e il Liceo Artistico Fulvio Muzi. Il progetto vuole «interpretare l'esigenza della popolazione di passare alla fase di riappropriazione dei luoghi del centro storico», affermano gli organizzatori. Sull’argomento è in corso anche una mostra fotografica, allestita dal Liceo Artistico, visitabile negli spazi esterni prospicienti l’ex istituto d’arte Fulvio Muzi. Si è tenuta anche una performance sonora di Flavia Di Massimo, su musiche di Roberta Vacca, del Conservatorio dell’Aquila.
«Se la ricostruzione fisica dell'Aquila sta procedendo, lo stesso non si può dire della riappropriazione degli spazi urbani da parte della popolazione, ancora largamente sradicata dai luoghi storici e alloggiata in insediamenti satellite, distanti dal centro della città», scrivono i promotori. «L'iniziativa vuole richiamare l'attenzione sul passaggio dalla logica post-emergenziale, alla necessità di un ritorno alla normalità, fatta di memoria collettiva legata a luoghi di relazioni che lo spazio cittadino è deputato ad accogliere. Nell'Emiciclo saranno installati 30 alberi, che rimandano alle radici storiche, culturali e paesaggistiche, così come al desiderio diffuso di radicamento sociale. Lo spazio, messo a disposizione dalla Regione, simbolicamente auspica un rafforzamento del dialogo con la comunità sul tema del bisogno di ritornare ad appartenere alla città. In questo contesto, il ruolo dell'architetto diventa quello di interprete delle richieste sociali e di mediatore culturale nella ricomposizione del tessuto sociale. L'Aquila», concludono i promotori, «città con una lunga storia di distruzioni e ricostruzioni, ha sempre dimostrato di saper ricominciare come comunità: compito delle istituzioni è pianificare e favorire questo processo».(v.p.)
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