Alla mostra dell’artista Calvisi successo di pubblico e di critica
L’AQUILA. Ha riscosso un grosso successo di pubblico e di critica la mostra del pittore Luigi Calvisi allestita in piazza della Repubblica nel periodo della Perdonanza celestiniana.La mostra è stata...
L’AQUILA. Ha riscosso un grosso successo di pubblico e di critica la mostra del pittore Luigi Calvisi allestita in piazza della Repubblica nel periodo della Perdonanza celestiniana.
La mostra è stata curata dal critico d’arte Antonio Gasbarrini.
«L’impegno sociale – la Pro loco di Fossa, suo paese di nascita e di residenza, l’amministrazione comunale, la direzione per 20 anni della bella rivista La Ciciuvetta – non lo ha distratto dalla sua attività artistica, esercitata con discrezione tanto da essere sconosciuta anche agli amici più stretti», scrive lo storico e operatore culturale Elpidio Valeri.
«Luigi Calvisi, attratto fin da ragazzo dalla pittura dei Macchiaioli e degli Impressionisti ha subìto nella sua pittura la loro influenza. Mentre lavorava a Milano ha frequentato i corsi dell’Accademia di Brera. Dipinge da oltre quarant’anni, ha partecipato a mostre collettive all’Aquila, Bologna e Milano. Quella di alcune settimane fa è la sua prima mostra personale che ha già riscosso un lusinghiero successo di critica e di pubblico come dimostrano i giudizi che i visitatori hanno lasciato sul registro delle presenze. L’attenzione che Luigi Calvisi pone nella costruzione dei suoi quadri rivela l’amore e il lungo studio della grande pittura italiana e si ricollega alla grande tradizione dell’arte aquilana».
«Le opere esposte, realizzate nel periodo 1986-2019, richiamano l’esperienza di alcuni pittori del Gruppo Artisti Aquilani, attivi negli anni 1944-45, eredi dell’insegnamento patiniano e specialmente l’intimità di certi interni, ricorda alcune opere di Silvio Santoro. Sono nature morte con fiori, cesti di frutta, elementi di arredo con candide tovaglie, realisticamente ritratti dall’artista in interni visitati con discrezione e rispetto».
«Una magica luce», osserva in conclusione il professor Valeri, «inonda gli oggetti rappresentati e genera un senso di silenzio e immobilità. I colori si attenuano e su sfondi chiari emergono nitide le forme familiari di splendidi fiori, di ciliegie, di mele, limoni, melanzane, che acquistano tutta la loro realtà plastica grazie ad un sapiente uso delle ombre. Mostre come quella di Calvisi fanno sperare in un rinnovamento positivo del panorama artistico locale e non».(g.p.)
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