Alla scoperta della festa più antica

17 Gennaio 2015

Collelongo, tra “cottore” e “torcioni” ecco il racconto del professor Principe

COLLELONGO.

Un viaggio attraverso le vie rurali del paese alla scoperta delle origini e della storia della festa in onore di Sant'Antonio Abate. Nostro cicerone d’eccezione l'ex professore del Liceo Classico, Antonino Principe, membro del gruppo Alpini, e memoria storica dell’evento.

Professore, a quando risalgono le prime celebrazioni e come si svolge la festa?

«La prima celebrazione risale al 1689, legata al culto delle attività agricole e dell'allevamento. La festa si sviluppa prevalentemente attorno alla tradizione delle "cottore" nelle quali vengono cotti i "cicerocchi" (granturco). L'aspetto più caratteristico della ricorrenza è la distribuzione gratuita dei viveri, come segno di riconoscenza verso il Santo e i più bisognosi, che mette in risalto l'umanità dei collelonghesi. La mattina del 17 c’è la sfilata delle "conche riscagnate"».

I giovani partecipano attivamente all'organizzazione, oggi come ieri? Che cosa è cambiato?

«I giovani sono la parte più attiva della comunità, che si mobilita in toto; un tempo i ragazzi cantavano casa per casa l'antica canzone in onore del Santo, mentre oggi si occupano della cura delle rispettive “cottore” e dei “torcioni” e rappresentano il futuro di questa tradizione che concilia la cristianità e una religiosità latente con i tempi moderni. La folla è attratta soprattutto dalla spettacolarità dell'evento, mentre i paesani tengono ancora particolarmente all'aspetto religioso. Oggi l’affluenza dipende soprattutto dagli impegni lavorativi settimanali. Un’innovazione degli ultimi anni è la benedizione delle macchine agricole, in sostituzione degli asini da soma».

Rosanna De Meis

Chiara Marcelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA