Allarme dell’esperto: Fucino senza acqua, siccità ormai cronica

Visconti: «Il fenomeno è costante, se ne deve prendere atto» Registrata una diminuzione delle piogge del 40% nel 2022
AVEZZANO. Per gli esperti non ci sono dubbi: la siccità nel Fucino è diventata cronica. Il quadro critico emerge dalle ultime relazioni e conferma quanto delineato dalla Commissione d’inchiesta regionale sulla crisi idrica. «La situazione non migliorerà nemmeno nei prossimi mesi, il cambiamento climatico in atto porterà sempre meno piogge», sostiene Guido Visconti, fondatore del Cetemps, il Centro di previsione di eventi meteorologici severi. Il «disastro ambientale» nel Fucino riportato nella relazione choc di Confagricoltura, non accennerà a placarsi fino a che «la politica e le istituzioni», sostiene Visconti, «non prenderanno provvedimenti atti a contrastare gli effetti del riscaldamento globale». La scarsità di piogge ha una spiegazione scientifica: «L’alta pressione», spiega l’esperto, «si sta spostando sempre di più dal Nord Africa all’area mediterranea e questo impedisce le precipitazioni». Nemmeno le previsioni lasciano spazio ad altre interpretazioni: «Dai dati in nostro possesso, ci aspettiamo alte temperature sia in primavera che in estate. Avremo soltanto precipitazioni poco significative». Nel 2022 è stata registrata una diminuzione della pioggia nell’ordine del 30/40 per cento rispetto alla media annua. La siccità sta mettendo a dura prova soprattutto la tenuta del settore agricolo nella piana del Fucino, dove la scarsità di piogge si intreccia all’ingente quantità di acqua sprecata. Secondo i dati di Confagricoltura, le reti colabrodo fucensi disperdono circa 10 milioni di metri cubi di acqua all’anno. A lanciare l’allarme per la siccità è anche l’Osservatorio sulla risorsa idrica dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino. «Il deficit idrico accumulato in questi ultimi anni è enorme», scandisce il segretario generale Marco Corsini, che elenca alcune azioni da attuare nell’immediato: «Indispensabile intervenire sulle reti idriche, perdite anche superiori al 40 per cento non sono più tollerabili», e «aumentare la capacità di accumulo di acqua piovana, liberando dai sedimenti gli invasi esistenti e costruirne si nuovi, anche di piccole dimensioni». Sara Marcozzi, presidente della Commissione d’inchiesta, raccoglie il monito del Cnr, Consiglio nazionale delle ricerche, secondo il quale «una percentuale fra il 6 e il 15 per cento degli italiani vive ormai in territori esposti ad una siccità severa o estrema»: «Significa che per almeno tre milioni e mezzo di persone l’acqua dal rubinetto non può più essere data per scontata», dice Marcozzi, «e la gravità della situazione adesso è sotto gli occhi di tutti. Il futuro è delineato e tutti i dati vanno verso un innalzamento delle temperature e una diminuzione di disponibilità della risorsa idrica. Le soluzioni esistono, adesso devono essere programmate con una visione chiara e a lungo termine».
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