Allevamento di visoni, sospesa l’attività
Castel di Sangro, bloccati 2.400 in applicazione dell’ordinanza firmata dal ministro Speranza
CASTEL DI SANGRO . Sospesa l’attività dell’allevamento di visoni di Castel di Sangro. È l’effetto dell’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza che dispone la chiusura temporanea degli allevamenti di visoni su tutto il territorio nazionale fino a febbraio, quando verrà avviata una nuova valutazione. La misura aggiunge l'infezione da Sars-Cov-2 nei visoni d'allevamento all'elenco delle malattie infettive e diffusive degli animali soggette a provvedimenti sanitari secondo il regolamento di polizia veterinaria. «Pur essendo il numero degli allevamenti in Italia molto ridotto rispetto ad altri paesi europei», spiega la nota del ministero, «si è valutato di seguire il principio della massima precauzione in osservanza del parere espresso dal Consiglio superiore di sanità». Secondo l'ordinanza, in caso di sospetto di infezione, le autorità locali competenti dispongono il sequestro dell'allevamento, il blocco della movimentazione di animali, liquami, veicoli, attrezzature e l'avvio di una indagine epidemiologica. In caso di conferma della malattia, i visoni dell'allevamento sono sottoposti ad abbattimento. I controlli nell’allevamento di Castel di Sangro che conta 2.400 capi, sono stati eseguiti dai carabinieri del Nas del gruppo Tutela della salute di Roma, e del Servizio veterinari dell’Asl il 13 novembre scorso con il sequestro di alcuni capi dopo che un visone era stato trovato in precarie condizioni di salute. Gli accertamenti, a livello nazionale, sono stati avviati anche nelle province di Ravenna e Forlì, dove si trovano altri allevamenti di visoni. Ora c’è il provvedimento del ministro Speranza contro il quale è intervenuta la Lav. «Per tutelare animali e salute pubblica, l’unico provvedimento utile da adottare è il definitivo divieto d’allevamento di visoni, come deciso da decine di Paesi europei già da diversi anni, ad esempio Regno Unito, Austria e Germania», affermano gli animalisti, «che quindi non hanno problemi di diffusione del virus da queste strutture, o grandi Paesi produttori come Danimarca e Olanda nei quali sono avvenuti contagi fra i visoni, e fra visoni ed esseri umani, che con i loro organismi sanitari e veterinari non hanno avuto dubbi nel proporre e mettere in pratica lo stop definitivo». (c.l.)
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