Allevatore ferito: esami sulle armi Il papà: colpito da chi conosceva

23 Aprile 2022

Una pistola usata nel settore della macellazione del bestiame ritrovata a poca distanza dal 28enne Visita dei familiari in ospedale. Il padre (ex vicesindaco del paese): «I responsabili devono pagare»

L’AQUILA. Si attende l’esito delle analisi sulle pistole abbatti-buoi sequestrate nei giorni scorsi nelle stalle tra Ofena e Castel del Monte. Proseguono senza sosta le indagini per far luce sul ferimento di Emiliano Palmeri, l’allevatore 28enne che la notte tra martedì e mercoledì scorsi è stato trovato in un uliveto con una ferita alla testa provocata da una pistola di quelle utilizzate nei mattatoi per finire o stordire i capi di bestiame prima della macellazione. Il giovane, originario di Ofena, da qualche anno vive a Castel del Monte ed è titolare di un allevamento. La sua attività è la compravendita di cavalli. Sono diverse le pistole da macello o captive bolt sequestrate dagli inquirenti e sulle quali sono in corso degli esami comparativi alla ricerca di indizi utili alle indagini. Anche la vittima dell’aggressione ne possiede diverse, ora tutte al vaglio degli investigatori. Una delle armi sequestrate è stata scoperta a un centinaio di metri dal luogo in cui è stato ritrovato il ragazzo ferito, nel corso di un sopralluogo effettuato dal nucleo investigativo dell’Aquila che collabora alle indagini. Gli investigatori stanno cercando, inoltre, di ricostruire i rapporti lavorativi e la personalità del ragazzo anche attraverso l’ascolto di numerosi testimoni. Sulla vicenda, dai lati ancora oscuri, la Procura dell’Aquila ha aperto un fascicolo, al momento, per tentato omicidio. Intanto migliorano le condizioni di salute del 28enne che ieri, per la prima volta, ha ricevuto la visita dei genitori, Marcello Palmeri e Marina Giuliani, e della fidanzata Maria Ragni. Dopo la visita al figlio ancora convalescente in ospedale per un delicato intervento chirurgico alla testa, Marcello, ex vicesindaco di Ofena, ha rilasciato la seguente intervista al Centro.
Come sta suo figlio?
«Sta abbastanza bene. Devo dire che è stato fortunato, se il chiodo (il proiettile captivo, ndr) fosse andato solo di mezzo centimetro più in profondità sarebbe stato un disastro».
Che idea si è fatto su quanto accaduto?
«Non ho ancora parlato di questo con mio figlio, aspetto che si riprenda fisicamente, ma nei prossimi giorni mi dovrà raccontare tutto. Una cosa è certa, però, la giustizia deve fare il suo corso e i responsabili dovranno pagare».
Chi potrebbe aver ferito Emiliano e soprattutto perché? «Siamo gente che lavora: siamo titolari di diverse aziende agricole e zootecniche. Escludo il movente economico, ci sarà stato qualcosa, forse una questione di gelosia tra ragazzi. Mio figlio è un ragazzo buono, probabilmente si è fidato di qualcuno che conosceva. Chi sa maneggiare un oggetto del genere (la pistola da macello, ndr) deve farlo a una distanza piuttosto ravvicinata. Per questo penso che Emiliano si è fidato di qualcuno che conosceva e ha riconosciuto il suo aggressore, il quale, per forza di cose gli si è presentato davanti agli occhi».
Perché ne è così convinto?
«Probabilmente è stato ferito verso le 20, anche se noi lo abbiamo ritrovato intorno a mezzanotte e all’una sono arrivati il 118 e i carabinieri. Questo tipo di pistole necessita di una procedura particolare per essere caricate, quindi chi lo ha ferito l’ha fatto in maniera premeditata, forse nascondendo l’arma sotto il giubbino sapendo che Emiliano non è uno sprovveduto. Poi, dopo averlo colpito, gli hanno buttato il telefono. Quando lo abbiamo trovato aveva il volto insanguinato e una ferita alla fronte, ma era cosciente, tanto che l’ho chiamato e mi ha risposto. È stato un episodio barbarico e premeditato. Tra l’altro queste armi oggi non si usano più perché il bestiame da macello viene portato nei mattatoi».
Si tratta di una persona di Ofena?
«Una persona del posto o che frequenta la zona».
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