«Allontanare cinque orsi da tutti i centri abitati»

11 Settembre 2014

Raid da Pescocostanzo a Scanno, l’associazione Wilderness vuole provvedimenti Zunino: «Sbaglia il Parco a prendersela con i cacciatori e gli allevatori»

SCANNO. Non si arrestano le incursioni nei centri abitati dell’Alto Sangro e del Sagittario da parte di alcuni esemplari di orso bruno marsicano in cerca di cibo. Dopo Peppina, che ha fatto scorpacciate di frutta e fatto visita a un agriturismo a Pescocostanzo, Gemma è entrata nuovamente in azione la scorsa notte a Scanno sostando per rifocillarsi in un orto nei pressi del lago. Aggirando intelligentemente la recinzione elettrica, il plantigrado ha distrutto due alberi da frutto non potendo contare su polli e galline che invece sono stati razziati in località “Le Prata” nella notte tra sabato e domenica scorsi.

«La vera notizia e il vero problema dell’orso marsicano» afferma Franco Zunino, segretario generale dell’associazione ambientalista Wilderness «è la sua continua fuga dall’area protetta in cerca di cibo e per non dire dal disturbo del turismo naturalistico estivo. E questo nonostante si sia all’inizio della cosiddetta stagione del ramno, quando gli orsi da sempre si concentrano preferibilmente all’interno delle zone protette per sfruttare il periodo di maturazioni delle bacche di questa pianta. Ora è lì che li andranno a cercare gli studiosi, per il solito sfizio di contarli mentre ormai bisognerebbe andarli a contare nelle piazze dei paesi dove stanno sempre più andando ad elemosinare quel cibo di origine antropica che non trovano più nei Parchi: mais, carote, grano, lupinella e pecore».

In soli dieci giorni ben cinque esemplari di orso marsicano hanno fatto segnalare la loro presenza in aree lontane da quello che è il loro habitat naturale dove in effetti dovrebbero restare.

«E invece che fa il nuovo presidente del Parco, citando l’ennesimo inutile protocollo sottoscritto nel marzo scorso? Se la prende di fatto ancora con gli allevatori e con i cacciatori» aggiunge ancora Zunino «in pratica e, ci auguriamo in buona fede, se la prende con gli anelli deboli della catena dei nemici dell’orso, anziché approfittare della loro offerta di aiuto. Mentre intoccabili restano gli operatori del turismo escursionistico e gli studiosi, i quali hanno già bruciato 15 milioni di euro in ricerche che da anni, anzi decenni, si oppongono ad ogni logica iniziativa di buon senso e di poca spesa per riportare l’orso nell'area di protezione come l’associazione italiana per la Wilderness va da anni proponendo, anche con protocolli e progetti ben precisi e dettagliati».

Massimiliano Lavillotti

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