Altre 2 ditte fuori dagli appalti con le interdittive antimafia

16 Luglio 2020

Un identico provvedimento era stato adottato appena pochi giorni fa dalla prefettura dell’Aquila A 11 anni dal sisma sono solo una cinquantina le aziende escluse: segno che non c’è radicamento

L’AQUILA. La vigilanza sugli appalti della ricostruzione sembra essere uno dei cavalli di battaglia della prefettura aquilana contro gli appetiti della criminalità organizzata. Lo dimostra il fatto che anche ieri altre due ditte sono state oggetto di interdittiva.
«Il Prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco», si legge in un brevissimo comunicato, «dopo quella adottata l’altro ieri, ha emesso altre due interdittive antimafia nei confronti di imprese edili operanti nel settore della ricostruzione post terremoto».
«I provvedimenti», prosegue la nota, «sono giunti, come di consueto, al termine di un intenso lavoro istruttorio frutto di una proficua sinergia tra la Prefettura, le forze dell’Ordine territoriali e la Direzione investigativa antimafia di Napoli e si inquadra anche nell’ottica della legalità nella ripresa delle attività connesse ai lavori nei cantieri».
Si tratta di sopralluoghi cui, insieme a polizia, finanza a carabinieri, partecipa anche l’Ispettorato del lavoro in modo da integrare qualsiasi tipo di controllo. Va detto che si tratta di applicazioni di misure di natura amministrativa e non penale. Anche se poi, qualora spuntassero altri risvolti, le carte finirebbero nelle mani della Procura.
L'interdittiva antimafia si sostanzia quindi in un provvedimento amministrativo di natura preventiva del Prefetto che ha la finalità di tutelare l'ordine pubblico, la libera concorrenza tra le imprese e il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Non si fonda su dati certi, ma su una valutazione probabilistica in base a indizi gravi, precisi e concordanti e non ha natura afflittiva, ma tende più che altro a impedire che la mafia o in generale la criminalità organizzata penetri e si infiltri all'interno dell'economia legale.
Nella maggior parte dei casi le interdittive vengono impugnate al Tar e, in effetti, ci sono stati dei casi nell’Aquilano in cui esse sono state disapplicate.
Ma il fatto che in pochi giorni siano state applicate ben tre interdittive circa la ricostruzione dell’Aquiila indica come il rischio di infiltrazioni malavitose sia ancora alto.
Del resto sul tema delle misure preventive di contrasto ai tentativi di penetrazione criminale nel processo di ricostruzione, continuano le riunioni del gruppo di lavoro tematico Lavori Pubblici e infrastrutture: si tratta di incontri strutturati all'interno del Tavolo per il sostegno sociale e il rilancio dell’economia legale, organismo di dialogo e confronto tra Istituzioni, categorie produttive, parti sociali e rappresentanti del sistema finanziario e creditizio, che è stato fortemente voluto dal prefetto Torraco fin dal suo insediamento. Il lavoro di prevenzione fatto dai prefetti e dalle forze dell’ordine negli 11 anni successivi al sisma, sono poco più di 50. Un dato certamente basso a fronte di centinaia di aziende, provenienti anche da aree a rischio, che hanno lavorato e operano ancora nel cratere aquilano. Questo, secondo le relazioni annuali della Dda a livello nazionale, dipende dal fatto che non emergono elementi di attualità circa il radicamento in zona di gruppi criminali di matrice mafiose. L’unico motivo di allarme, ma non ha dato vita a inchieste, è la presenza di detenuti in regime detentivo differenziato nel carcere dell’Aquila, potenziale richiamo per i familiari di mafiosi reclusi.
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