Altro incendio, è allarme nube tossica

23 Luglio 2014

Brucia nuovamente il deposito di pneumatici, il fumo invade la valle. I medici: monitorare aria e falde acquifere

SULMONA. È ancora emergenza ambientale in Valle Peligna. A distanza di cinque giorni un nuovo incendio, questa volta di dimensioni ancora più vaste, si è sviluppato nello stabilimento Adria, l’azienda del nucleo industriale di Sulmona che si occupa del riciclaggio di pneumatici. Nel primo pomeriggio di ieri una nube di fumo denso e nero si è alzata minacciosa dal piazzale della fabbrica invadendo l’intera vallata con polveri sottili e diossina. Un fungo alto più di cento metri visibile da ogni parte del comprensorio, che il vento ha diretto prima verso Pratola Peligna e Popoli, per poi cambiare direzione e interessare Sulmona e la Valle del Sagittario. Sul posto diverse squadre dei vigili del fuoco, giunte da ogni parte della regione, volontari della Protezione civile, polizia, carabinieri e Forestale. Tutti hanno lavorato incessantemente fino a tarda notte per spegnere le fiamme. Sul posto anche gli amministratori e i tecnici dei Comuni di Sulmona e Pratola, preoccupati dal grave danno ambientale che rischia di provocare la combustione delle migliaia di tonnellate di pneumatici esausti e triturati ammucchiati in ogni angolo dello stabilimento. Le fiamme si sono sviluppate nello stesso punto della volta scorsa il che farebbe supporre una ripresa repentina del vecchio rogo. Ma non si esclude una nuova origine dolosa. Immediato è stato rinnovato l'appello dei sindaci, che hanno invitato la cittadinanza a tenere le finestre e i balconi ben serrati per evitare che i fumi e le polveri entrino nelle case.

Sul posto anche l'assessore regionale all'Ambiente Mario Mazzocca, che ha voluto verificare di persona in compagnia del sindaco Peppino Ranalli, la portata dell'incendio e la gravità della situazione per poter intervenire in maniera mirata. Preoccupati anche i membri della commissione ambiente dell'ordine dei medici: «Adesso abbiamo un danno su danno», hanno sottolineato Maurizio Proietti e Maurizio Cacchioni, «è  urgente monitorare l’aria, il suolo e per il lungo periodo anche le falde acquifere».

Claudio Lattanzio

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