Amianto friabile, 38 bombe ecologiche

17 Ottobre 2018

Indagine chiusa: scoperti 30mila metri quadri di superfici d’eternit in città, multe per 65mila euro e obbligo di rimozione 

AVEZZANO. Una superficie di trentamila metri quadrati di eternit «lesionato e in via di sfaldamento con gravissimo pericolo per la salute pubblica», vale a dire oltre quattro campi di calcio contenenti amianto, materiale cancerogeno e bandito da un quarto di secolo.
Dopo un anno e mezzo si chiude con 38 sanzioni amministrative da 1.721 euro l’una l’operazione “Asbesto”, un’indagine della polizia locale di Avezzano disposta dalla procura della Repubblica.
La polvere di amianto, generata dall’usura dei tetti, provoca una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico, oltre che asbestosi, malattia polmonare cronica dovuta all’inalazione di fibre di amianto.
L’indagine ha portato a scoprire numerosi tetti di edifici (soprattutto industriali) sparsi ovunque ad Avezzano, alcuni dei quali appartenenti a imprenditori. Proprietari che stando agli accertamenti degli agenti «non solo hanno totalmente disatteso le prescrizioni dettate dalla normativa in materia – una legge del 1992 – ma anche e soprattutto trascurato di eliminare i rischi derivanti da queste vere e proprie bombe ecologiche». Dopo i sopralluoghi casa per casa e azienda per azienda, gli uffici della polizia locale hanno fatto partire gli inviti a esibire le “certificazioni di salute” dei vari tetti in amianto, che prima di allora nessuno si era mai preoccupato di far pervenire. Ai 38 trasgressori sono state applicate sanzioni per complessivi 65mila euro.
Le certificazioni successivamente arrivate negli uffici della municipale (interi volumi da leggere e da analizzare) hanno consentito di evidenziare «un gravissimo stato di salute dei numerosi tetti in amianto presenti in città, dichiarato dai tecnici friabile e altamente volatile». Tant’è che per le situazioni censite i tecnici ne hanno prescritto la rimozione attraverso il ricorso a ditte specializzate, «senza indugio e comunque non oltre un anno». Ma solo dieci proprietari si sono messi in regola. Per coloro che non hanno fatto pervenire le dovute certificazioni seguiranno ulteriori sanzioni da 6.500 euro, unitamente alla diffida alla immediata riduzione del rischio, coinvolgendo l’Arta (Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente), al cui esito è prevista, in caso di ulteriore omissione, l’attivazione di procedimenti penali e l’avvio di una procedura di rimozione coattiva fatta dal Comune a spese dei trasgressori.
L’indagine, partita in seguito a un esposto arrivato negli uffici giudiziari di via Corradini, è stata condotta dal reparto ambientale della polizia locale, diretto da Luca Montanari e coordinato dal capitano Adriano Fedele.
©RIPRODUZIONE RISERVATA