Anche “Zoro” al taglio del nastro
L’AQUILA. Diego Bianchi, in arte “Zoro” e la redazione del fortunatissimo portale Lercio.it sono tra i protagonisti dell’edizione 2017 dell’Univaq street science. Così, l’ateneo aquilano fa leva sull’...
L’AQUILA. Diego Bianchi, in arte “Zoro” e la redazione del fortunatissimo portale Lercio.it sono tra i protagonisti dell’edizione 2017 dell’Univaq street science. Così, l’ateneo aquilano fa leva sull’ironia e sulla simpatia per diffondere la cultura scientifica. Bianchi, videomaker da sempre vicino all’Aquila, sarà presente al taglio del nastro contestuale alla riconsegna di Palazzo Camponeschi. «Nel segno di Zoro» ci sarà il taglio del nastro, previsto venerdì alle 10, affidato alla rettrice Paola Inverardi e a Diego Bianchi. C’è attesa anche per la Lercio Magistralis: lezioni di satira in rete (dalle 17 alle 17,30) all’interno della tensostruttura allestita nel Parco del Castello. «Tra notizie e non notizie, la redazione di Lercio ci aiuterà a entrare nel cyberspazio dove vengono partorite news talmente credibili da sembrare vere», si legge nella nota di presentazione dell’evento. Sembra Leggo.it, ma è Lercio.it, ed è il giornale satirico che spopola sui social network. Dalla bufala alla satira passando per i troll e i mock. Per giungere a una conclusione: la verifica delle notizie non sembra esser più necessaria. Tantissimi a ridere ai titoli di Lercio, non pochi a cascarci. Del resto, è dai tempi della “Modest proposal” di Swift che la satira fa i conti con l’incapacità di tante persone di distinguere una notizia vera da un atto creativo scritto in maniera provocatoria.
Non senza ironia, l’autore dei “Viaggi di Gulliver” scrisse un pamphlet satirico per denunciare le difficili condizioni socio-economiche in cui vivevano i cattolici irlandesi della sua epoca.
Nell’opera, l’io narrante esponeva un “metodo onesto, facile e poco costoso” di trasformare il problema della sovrappopolazione tra i cattolici nella sua stessa soluzione. La proposta dell’autore consisteva provocatoriamente nell’ingrassare i bambini denutriti e darli da mangiare ai ricchi proprietari terrieri anglo-irlandesi. Nonostante l’assurdità di tale scritto (pubblicato nel lontano 1729) furono in tanti a credervi. (fab.i.)
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