Andreola (Regione) restituirà 12mila euro

L’AQUILA. La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per l’Abruzzo, ha condannato Giovanna Andreola, all’epoca dei fatti dirigente della Regione al pagamento, in favore dell’ente, di 12mila euro. L’...
L’AQUILA. La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per l’Abruzzo, ha condannato Giovanna Andreola, all’epoca dei fatti dirigente della Regione al pagamento, in favore dell’ente, di 12mila euro. L’indagine nasce da una più vasta vicenda penale e in particolare su una nota della questura di Pescara relativa ad “accertamenti sulla rendicontazione afferente l’utilizzo della carta di credito associata al fondo europeo del programma Ipa Adriatic”. «In particolare», secondo le accuse, «dai risultati investigativi sugli atti acquisiti emergevano numerose operazioni di spesa compiute da Andreola con la carta di credito da ritenersi indebite per: mancanza totale di documentazione contabile non rendicontata o certificata; ingiustificate per assenza di autorizzazioni; documentazione contabile esibita in modo parziale; spese sostenute in orari di lavoro in cui Andreola era in riposo festivo». Nell’atto della Corte dei conti vengono citati anche alcuni acquisti con la carta di credito intestata ad Oics-Ipa Adriatico: «una cena con altre persone da 477 euro a Milano, un foulard in un negozio di Roma Fiumicino al prezzo di 180 euro; un pacchetto di navigazione internet in un centro commerciale di Salerno; un cellulare acquistato all’Aquila per 399 euro. Si osserva poi l’effettuazione di spese in località diversa da quelle dove si trovava». Sono sottolineate «spese sostenute per alberghi e pranzi nei fine settimana e fuori dal suo incarico, anche libera dal lavoro (riposo festivo)». Tra queste è rilevabile, dalla lettura dell’annotazione, «la spesa di 414 euro a favore di un hotel 5 stelle lusso in provincia di Brindisi».
Per la Procura le spese “indebite” ammontavano a oltre 35.000 euro. I giudici contabili, nel motivare la condanna, scrivono: «Questa Corte, esaminati e apprezzati prudentemente tutti i documenti di causa, ha maturato il convincimento di poter riconoscere equitativamente, a favore dell’interessata, una quota di riduzione dell’addebito pari a circa 2/3 (alla stregua di spese sostanzialmente ridondate a vantaggio dell’amministrazione, al netto del disservizio), restando per il rimanente 1/3 a carico dell’interessata personalmente. Va, quindi, addebitato l’importo di 12mila euro». I giudici contabili riconoscono che la gran parte delle spese poteva rientrare nell’attività istituzionale. Probabile l’appello. (g.p.)

