Angelini: Nove Martiri, sindaco ipocrita

26 Settembre 2019

Il rappresentante dell’Associazione partigiani scatena la polemica: quei giovani non sono morti per caso

L’AQUILA. «Intervenendo finalmente ad una cerimonia fondativa della storia democratica dell’Aquila e del Paese, lunedì scorso il sindaco ha rivolto un saluto agli studenti sul luogo dove furono trucidati i Nove Martiri. Le parole che ha scelto per stimolare giustamente le riflessioni degli alunni presenti hanno però, a mio modesto avviso, un limite di fondo: appaiono senza anima, sono neutre, sembrano asettiche, e finiscono per essere non pienamente rispettose verso il sacrificio di quei nostri giovani eroi».
È quanto afferma Fulvio Angelini, dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia), sulla presenza ddel sindaco Pierluigi Biondi alla commemorazione dei Nove Martiri. Nei due anni precedenti, della sua amministrazione, il primo cittadino non aveva mai partecipato, ma inviato sempre dei delegati.
«I Nove Martiri aquilani non “trovarono la morte” per caso: furono fucilati dai nazi-fascisti solo perché volevano un Paese libero dalla folle schiavitù hitleriana. L’appello sacrosanto – e che condivido – a costruire il futuro sulla memoria condivisa della nostra storia, dunque, non può fondarsi sulla neutralità, l’equidistanza, l’ipocrisia. Proprio per evitare strumentalizzazioni», sostiene Angelini, «è bene dire che vittime e carnefici non possono essere equiparati. Non si possono mettere sullo stesso piano i ragazzi che morirono per liberare il Paese con gli occupanti nazisti e i fascisti loro complici. Ai giovani non si può offrire una visione opaca, ambigua, vaga o ipocrita della storia, non si può raccontare che era indifferente stare da una parte o dall’altra. Ai giovani – proprio perché se ne facciano una propria corretta idea – bisogna offrire le ragioni vere e limpide di quella che è stata la posta in gioco in quel terribile tornante storico di 76 anni fa».
«E quando nel ’43 fu chiaro che la posta in gioco erano la pace, la liberazione dall’occupazione nazista, la conquista di una patria libera, giusta e democratica», prosegue Angelini, «tutti coloro che ebbero il coraggio di schierarsi, di combattere, di rischiare e perdere la vita, loro ebbero ragione. A loro dobbiamo la nostra vita libera di oggi e a loro deve andare il nostro riconoscimento perenne La memoria condivisa – un valore su cui l’Italia è ancora indietro – non è certo revisionismo e confusione di ruoli. Al contrario essa può nascere solo conoscendo i valori e i comportamenti di chi agì da una parte e dall’altra. Troviamo un esempio di memoria condivisa in una nazione come la Germania che – facendo i conti con la propria storia e riconoscendo i crimini del nazismo – ha maturato una cultura istituzionale, politica e civile seriamente antinazista, simboleggiata a Berlino dal Memoriale della Shoah».