Animali sepolti nel canile Tunno 2 volte a processo

La titolare di Code Felici era stata già chiamata a rispondere degli stessi fatti L’avvocato Masci: equivoco dovuto ad indagini disposte da magistrati diversi
SULMONA. Sotto processo due volte per lo stesso fatto e con lo stesso capo d’imputazione. È quanto emerge dalla chiusura delle indagini relative al ritrovamento di una trentina di carcasse di cani seppellite all’interno del canile comunale.
Un fatto che ha dell’incredibile e che è venuto alla luce in seguito all’esposto presentato nei mesi scorsi da una giovane di Sulmona che indicava il luogo esatto dove erano state seppellite le carcasse dei cani morti nel canile. Esposto che ha fatto scattare le indagini da parte dei carabinieri forestali che hanno portato il 12 giugno scorso al sequestro dell’area oggetto del presunto reato e alla denuncia della titolare dell’associazione Code Felici, Gabriella Tunno che gestisce il canile comunale. La stessa inchiesta era stata aperta nel 2015, sempre dopo una denuncia, dalla polizia locale.
Inchiesta che si è conclusa con la citazione a giudizio della stessa Tunno che nei giorni scorsi è comparsa davanti al giudice per rispondere degli stessi fatti che gli vengono contestati oggi. Tant’è che il giudice Concetta Buccini ha disposto il rinvio dell’esame dei test al 16 dicembre prossimo, accogliendo le richieste avanzate dal pubblico ministero Aura Scarsella e dall’avvocato Vittorio Masci, difensore dell’unica persona imputata, ovvero Gabriella Tunno.
E questo per dar modo alla Procura di definire l’attuale procedimento giudiziario per poterlo riunire con il precedente. Una situazione davvero paradossale quella che si sta sviluppando attorno a una vicenda giudiziaria che presenta due diversi procedimenti per un unico fatto e un unico capo di imputazione. «Il procedimento penale in corso è relativo agli stessi fatti ed alle stesse contestazioni di altro processo già incardinato dinanzi il Tribunale di Sulmona e non rappresenta novità alcuna», spiega l’avvocato Vittorio Masci difensore della Tunno. «L’equivoco può essersi generato poiché le due indagini sono state trattate da corpi di polizia giudiziaria differenti e magistrati differenti, per cui ognuno ignorava quanto già fatto dall’altro.
I processi saranno riuniti, anche se nel secondo procedimento si stanno facendo indagini tese ad individuare eventuali responsabili del seppellimento delle carcasse dei cani diversi dalla Tunno, che oggi è chiamata a rispondere di tali fatti solo perché responsabile dell’associazione che ha in gestione il canile comunale».
A far scattare l’operazione è stato un esposto in cui si denunciava la pratica illegale indicando anche i luoghi dove si doveva andare a scavare.
Il reato ipotizzato a carico della Tunno è quello di smaltimento non autorizzato di rifiuti pericolosi.
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