Annegato nel canale del Fucino: reati prescritti per la Provincia

23 Giugno 2021

La morte del barista Asci: all’Ente veniva contestata la carenza di barriere di protezione lungo l’argine Lo schianto innescò proteste sulla scarsa sicurezza delle strade. Inflitti sei mesi a un automobilista

AVEZZANO. Si è conclusa con una condanna, un’assoluzione e una prescrizione la vicenda giudiziaria scaturita dall’incidente mortale del 17 gennaio 2013, a Borgo Ottomila nel Fucino, in cui perse la vita il barista 37enne Giuseppe Asci, di Venere di Pescina. Una tragedia che per prima aprì le porte alle contestazioni per lo stato di abbandono delle strade della piana fucense. Da allora numerose battaglie – non senza ulteriori tragedie – portarono a numerosi interventi di messa in sicurezza che però, ancora oggi, non sono sufficienti. Il giovane si scontrò con l’auto guidata da Paolo Agabitini, di Lanciano. L’auto finì nel canale non protetto da barriere. Fu proprio l’imputato, Agabitini, insieme a un altro automobilista, che si immerse nelle gelide acque del canale, a mettere in salvo un altro passeggero dell’auto. L’allora procuratore Vincenzo Barbieri, dispose, oltre all’autopsia dalla quale si accertò che la vittima morì per annegamento, una consulenza tecnica per ricostruire l’incidente e valutare le ipotetiche responsabilità delle parti coinvolte. Dall’elaborato del perito, Cristiano Ruggeri, emerse, oltre alla violazione al codice della strada commessa dall’imputato, anche un’ipotesi di responsabilità della Provincia, Ente gestore della viabilità, in merito al posizionamento delle barriere, in quanto insufficienti a proteggere tutta la parte limitrofa dell’area di rischio di caduta nel canale. I successivi accertamenti da parte della polizia stradale indusse a formalizzare delle responsabilità a carico di alcuni rappresentanti, dirigenti funzionari e dipendenti della Provincia dell’Aquila. Fu contestato il concorso in omicidio colposo nei confronti di Francesco Fucetola, perché in qualità di dirigente del preposto organo non ebbe modo di vigilare e coordinare con i suoi collaboratori: Giuseppe Di Berardini, capo area, e Giacomo Continenza, capo cantiere, tutti addetti al Settore viabilità e trasporti. Nell’ambito del processo si è riproposto il problema che vide la riconsegna delle strade fucensi nei confronti dei Comuni attraverso il discusso decreto 43 del 21 settembre 2010 da parte dell’amministrazione all’epoca guidata da Antonio Del Corvo. Davanti al giudice del tribunale di Avezzano Paolo Lepidi si sono tenute ben undici udienze istruttorie ed è stata emessa ora la sentenza di condanna a sei mesi di reclusione (pena sospesa) nei confronti del conducente dell’altra auto, Agabitini, difeso dall’avvocato Delfina Conventi. C’è stata la prescrizione nei confronti di Fucetola e di Di Bernardini, il primo difeso dall’avvocato Ferdinando Paone e il secondo da Carlo Polce. È stato assolto per non aver commesso il fatto Continenza, difeso dall’avvocato Roberto Verdecchia.