Antico reliquiario ritrovato a Parigi

Paganica, braccio di rame dorato custodiva frammenti ossei di San Giustino I carabinieri l’hanno recuperato dopo un’attesa durata venticinque anni
L’AQUILA. Il braccio di rame dorato con le reliquie di San Giustino, patrono di Paganica, scomparse in una data mai precisata compresa tra la fine del 1991 e il 1992 è stato ritrovato. Qualcuno lo trafugò dalla chiesa di Santa Maria Assunta destando sconcerto tra i fedeli. Ieri la notizia che allieta i tanti devoti a questo santo: il braccio di rame è stato trovato anche se all’interno non c’è più la reliquia, ma per i religiosi è comunque una grande notizia. Ieri, negli uffici di Pg della polizia di Stato c’è stata la riconsegna alla Curia.
IN FRANCIA. Nessuno, al momento, sa come l’oggetto sacro sia finito in Francia, sta di fatto che nel 2014 fu venduto all’asta a Sotheby’s a Parigi. A comprarlo fu un inglese il quale lo portò a Londra. Il collezionista notò la scritta Paganica e, dopo essersi informato su internet, ebbe il chiaro sospetto che si trattasse di un oggetto provento di furto. A quel punto, pur avendo speso 33mila euro per averlo, segnalò il fatto all’autorità giudiziaria del suo Paese cui fu riconsegnato, per poi essere portato in Italia. Non è chiaro se il collezionista abbia diritto a un rimborso per aver comprato un’opera che non sapeva essere provento di un reato.
L’INCHIESTA. A quel punto gli atti sono passati alla procura della Repubblica dell’Aquila e il pm Simonetta Ciccarelli ha fatto ben due rogatorie per poter far lavorare i carabinieri che ieri, in una breve conferenza stampa, hanno riferito del buon esito delle ricerche con il capitano della compagnia, Francesco Nacca, e il maresciallo Nunzio Gentile, che dirige la stazione dei militari di Paganica. Presente anche don Domenico Marcocci, direttore dell’Ufficio arte sacra e beni culturali ecclesiastici della Curia, cui l’arredo sancro è stato riconsegnato, e Paolo Giuliani anch’egli esperto d’arte e responsabile del patrimonio diocesano. Il reliquiario, comunque, era da tempo inserito nella banca dati del reparto dei carabinieri che si occupa della Tutela del patrimonio culturale. Ora si cerca di rifare a ritroso il tragitto del braccio, ma non è facile. Si indaga per furto e, nello specifico, sarà arduo trovare chi ha effettivamente trafugato l’opera d’arte anche perché il reato è prescritto. Si indaga comunque per ricettazione e ci sarebbe anche un indagato ma siamo ancora all’inizio dell’inchiesta. La prima denuncia, quella del furto, fu presentata dall’ex parroco di Paganica don Dante Di Nardo.
L’OPERA. I due esperti d’arte della Curia hanno precisato che l’opera fu commissionata a un ignoto artista prima del 1472 dall’arciprete di Santa Maria Paganica, don Francesco Nanni, devoto a questo santo che visse nel secolo prima e poi donata alla comunità parrocchiale. Lo stato di conservazione attuale è discreto. Si è posto il problema di quando potrà essere restituito alla comunità parrocchiale della popolosa frazione aquilana. Don Domenico ha detto che sarà comunque l’arcivescovo metropolita Giuseppe Petrocchi a decidere. Si ipotizza che prima sia opportuno fare una sorta di restauro dell’opera e poi riporla dove si trovava con una grande cerimonia chiamando a raccolta i fedeli. Anche perché lo stato di conservazione è buono ma non ottimo ma il restyling dovrebbe farlo tornare come nuovo.
Ecco la descrizione dell’opera dal catalogo della Soprintendenza del 1935. «Braccio reliquiario in rame dorato», si legge nella scheda, «vestito con manica di camice decorata con rosette di forma romboidale recante iscrizione in lettere gotiche “opus fieri dns fras ar de Paganica”». Va ricordato, infine, che San Giustino si celebra il lunedì dell’Angelo, giorno nel quale si tiene anche un’affollata processione.
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