Anziano contrae l’epatite 600mila euro ai familiari

AVEZZANO. Maxi risarcimento in tempi record da parte del ministero della Salute nei confronti di un paziente marsicano contagiato durante con l'epatite C. Il contagio era avvenuto con una...
AVEZZANO. Maxi risarcimento in tempi record da parte del ministero della Salute nei confronti di un paziente marsicano contagiato durante con l'epatite C. Il contagio era avvenuto con una trasfusione di sangue infetto avvenuta all'ospedale di Avezzano nel 1971. La patologia lo aveva portato alla morte nel 2005, quando il paziente aveva solo 62 anni.
Gli eredi, difesi dall'avvocato Cristian Carpineta, hanno deciso di chiedere un risarcimento e così hanno avviato un procedimento contro il ministero della Salute per chiedere conto sulla perdita del loro caro.
Il giudice del tribunale dell'Aquila, Antonella Camilli, ha quindi disposto un risarcimento di circa 600mila euro oltre alle spese legali. L'ordinanza è stata emessa con un rito sommario, consentito dalla nuova procedura. In tal modo, in appena due udienze si è arrivati alla sentenza. Infatti dalla data di iscrizione del ricorso alla condanna del ministero della Salute non è passato nemmeno un anno, contro i 3 o 4 anni che in genere sono necessari per un contenzioso ordinario.
Per questo il dicastero risponde dei danni conseguenti a epatite e a infezione da Hiv, contratte da persone emotrasfuse, per omessa vigilanza sulla sostanza ematica e sugli emoderivati. Infatti l’epatite C contratta dal paziente marsicano quando era ancora giovane, successivamente evoluta in epatocarcinoma, con elevato grado di probabilità è stata prodotta dalla violazione dagli obblighi degli ospedali e dalle conseguenti ed elevate probabilità che il sangue fosse infetto.
La responsabilità, in pratica, consiste nell’omissione, da parte del Ministero, dei controlli che, grazie alle conoscenze mediche di quel periodo e ai parametri scientifici del tempo, potevano stabilire l'idoneità del sangue a essere utilizzato per la trasfusione. (p.g.)
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