Apindustria: con questo decreto non si riparte

Mari Fiamma critica le bozze del provvedimento di sostegno alla ripresa economica post-sisma
L’AQUILA. Così com’è stata formulata non fa ben sperare, la bozza del decreto che dovrebbe sostenere la ripresa economica nelle zone colpite dal sisma. Lo sostiene il segretario di Apindustria Massimiliano Mari Fiamma (nella foto) che ha analizzato il provvedimento allo studio del governo.
«La bozza circolata», spiega, «è stata più volte smentita, ritoccata e riproposta ma alcune parti sembrano ineludibili e, purtroppo, dirimenti in senso negativo. Si torna infatti a fare ipotesi suggestive quali esenzione dalle imposte sui redditi, dall’imposta regionale sulle attività produttive, dalle imposte municipali proprie per gli immobili posseduti e utilizzati per l’esercizio dell’attività economica, ma tutto questo nel solito limite dettato dal de minimis, col quale facciamo ancora i conti per la restituzione delle tasse».
Il segretario di Apindustria fa un esempio: «Un’impresa di Dusseldorf che assume 20 persone per potenziare la produzione e la presenza sui mercati può contare su forme agevolate di assunzione e formazione professionale finanziata fino a decorrenza dei 200.000 euro in tre anni. Un’impresa locale dello stesso tipo, per far fronte ai danni subiti dal sisma, utilizza quella stessa cifra per tamponare il periodo di ripresa (durante il quale generalmente viene meno la presenza sul mercato che potrebbe essere quindi occupato proprio dal rivale di Dusseldorf) attraverso le forme dette in precedenza. Finito il periodo, per contrastare la richiesta dovrebbe anch’essa assumere 20 addetti ma, a questo punto, avendo esaurito la cifra triennale per altre ragioni, non può usufruire né delle agevolazioni né della formazione professionale finanziata a cui ha avuto accesso la concorrente». Da qui la domanda: «Quindi, in realtà, dov’è la convenienza ad accedere ai benefìci della zona franca? Dov’è quello spread che dovrebbe convincere qualcuno a investire qui e non altrove? È del tutto evidente che, se si vogliono davvero sostenere le imprese danneggiate dal sisma e dalle conseguenze economiche dello spopolamento delle aree appenniniche», conclude Mari Fiamma, «si deve procedere quantomeno al raddoppio del limite previsto dal de minimis che, ricordiamo, tratta di violazione della concorrenza attraverso gli aiuti di stato, ma che, in caso di terremoti, non dovrebbe nemmeno essere presa in considerazione».(r.s.)
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