Appalti pilotati, la difesa: «Tancredi era consulente»

24 Marzo 2021

Processo su puntellamenti e mazzette, chiesta l’assoluzione per l’ex assessore L’avvocato Madama: non ci fu estorsione, ma pagamento legittimo dall’impresa

L’AQUILA. «Solo il pagamento di una consulenza, documentato con tanto di regolare fattura». Per la difesa di Pierluigi Tancredi, ex assessore con l’amministrazione comunale di centrodestra e successivamente consigliere di opposizione, non c’è stato alcun tentativo di estorsione da parte sua nei confronti delle ditte incaricate dei puntellamenti post-sisma del 2009. A sottolinearlo, in quella prevista come la penultima udienza del processo Redde rationem, è l’avvocato Roberto Madama. Insieme al collega Antonio Milo, non presente in aula per un’indisposizione personale, assiste l’ex amministratore, unico dei nove imputati per il quale il pm Guido Cocco ha sollecitato la condanna, chiedendo quattro anni e mezzo di carcere e una multa di 880 euro.
L’INTERCETTAZIONE. Tancredi, stando alla tesi sostenuta da Madama, va invece assolto con formula piena «perché il fatto non sussiste». A supporto di questa richiesta l’avvocato ha riletto in aula i passaggi dell’intercettazione che, a detta dell’accusa, dimostrerebbe insieme a una prova documentale il tentativo di estorsione, messo in atto dall’ex consigliere all’epoca dei fatti, nei confronti delle ditte Dipe ed Edilcostruzioni. Queste ultime, in sostanza, sarebbero state indotte a pagare per essere inserite tra le imprese incaricate dei puntellamenti degli edifici pericolanti. Dalla lettura della trascrizione della conversazione tra Tancredi e uno degli imprenditori, però, secondo Madama non emerge alcuna conferma della tentata estorsione, per la quale il pm ha chiesto la condanna dell’ex amministratore.
SOLDI PULITI. I circa tremila euro incassati da Tancredi e dei quali, per l’accusa, esiste la prova documentale, secondo l’avvocato difensore sarebbero il corrispettivo di un incarico di consulenza per conto delle aziende in questione. Non ci sarebbe, insomma, nessuna evidenza anche della corruzione, peraltro già ritenuta insussistente dal pm in sede di requisitoria per tutti e nove gli imputati, tra cui anche funzionari e tecnici comunali e liberi professionisti. L’ipotesi corruttiva è venuta meno anche perché, nel periodo a cui si riferisce la vicenda oggetto dell’inchiesta, Tancredi era consigliere e dunque non si poteva ritenere pubblico ufficiale al di fuori delle sedute consiliari. La DiPe, che risulta inquisita, tra l’altro era già inserita nella white list delle aziende a cui affidare interventi nella fase immediatamente successiva al terremoto.
L’EPILOGO. Le conclusioni della difesa di Tancredi saranno integrate da Milo nell’udienza fissata per il 20 aprile, all’esito della quale dovrebbe arrivare la sentenza. Per Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio, titolari della DiPe, rispettivamente assistiti da Massimo Carosi e Riccardo Lopardi con Monica Giovenco, così come per l’ex cerimoniera del Comune Daniela Sibilla, l’imprenditrice Concetta Toscanelli, l’architetto Nicola Santoro, difeso da Stefano Rossi, e i tecnici Michele Giuliani, affiancato da Massimo Manieri, Roberto Scimia e Roberto Arduini, il pm ha chiesto il proscioglimento. È caduta infatti anche l’accusa di truffa, contestata agli ultimi tre, per la presunta maggiorazione dei costi degli interventi nei cantieri. Dai sopralluoghi non sarebbero emersi riscontri oggettivi sull’ipotesi di reato.
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