Appello di un padre: «Mai più vittime causate dai cinghiali»

18 Agosto 2017

L’AQUILA. Il 19 agosto di due anni fa, Cristian Carosi è uscito di casa per andare al lavoro, come ogni mattina. Ma non è più rientrato. Fatale un incidente causato dall’attraversamento dei cinghiali...

L’AQUILA. Il 19 agosto di due anni fa, Cristian Carosi è uscito di casa per andare al lavoro, come ogni mattina. Ma non è più rientrato. Fatale un incidente causato dall’attraversamento dei cinghiali sulla statale 80. La famiglia lo ricorda con una messa, domani alle 18 a San Cosimo di Cagnano Amiterno.
Nel secondo anniversario della scomparsa del tabaccaio di 39 anni, il padre, Bellisario Carosi, che più volte, attraverso il Centro, si è rivolto alle istituzioni chiedendo di attivarsi «affinché ciò che è successo a Cristian non abbia a ripetersi ad altri, e che altre famiglie non debbano più piangere i loro figli, coniugi, genitori», rinnova il proprio appello. «Sono passati due anni e non è stato fatto nulla perché ciò non si ripeta. Ancora una volta», dice il genitore, «mi appello alla sensibilità di chi ha il potere di intervenire, affinché si possano rendere più sicure le strade da questi animali. Chiedo anche che questa specie che ha infestato la nostra zona venga ridimensionata, affinché gli automobilisti ne guadagnino in sicurezza».
«Da circa un anno», scrive Carosi, «nel tratto Cermone-bivio di Coppito, dove c’erano i segnali che indicavano il limite di 70 km orari, sono stati rimossi e sostituiti con altri che indicano che il nuovo limite è di 50 orari. Va bene, ma non basta, perché è vero che riducendo il limite di velocità, in caso ci fosse un incidente simile a quello capitato a Cristian, l’impatto sarebbe meno violento, ma è altrettanto vero che non può bastare a evitare che i cinghiali attraversino la strada. Pertanto, torno a sollecitare chi di dovere ad attivarsi perché ci sia più sicurezza sulle strade, contro gli attraversamenti di animali selvatici». La proposta di guard rail continui e passaggi obbligati per gli animali, nelle zone più colpite dalla loro presenza, è rimasta inevasa. «E quando si parla di abbattimenti selettivi», osserva Carosi, «si accenna soltanto ai danni alle colture e mai si parla della vita umana. È assurdo».
«William, il figlio di Cristian, che ha 4 anni e mezzo», racconta il nonno, «mentre giocava sull’altalena con una bambina, si è sentito dire: “Andiamo più in alto, arriviamo sulla luna”. E William le ha risposto: “Sì, così vediamo il mio papà che è in cielo”. E allora facciamo qualcosa, proviamo a evitare che tutto questo si ripeta per altri».(e.n.)
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