Aquila, cornette e fucili Ecco l’opera di Di Prinzio

15 Maggio 2015

Alle 15,30 l’inaugurazione della scultura in ferro battuto del maestro guardiese nel paese “adottato e ricostruito” dagli alpini alla presenza dei vertici Ana

FOSSA. In fondo è stato alpino anche lui e manco a farlo apposta proprio tra queste alture dove prestò servizio militare come armiere negli anni 1963-64. E come lui fu fante di montagna anche il papà Gioacchino. Da qui sicuramente una carica in più per forgiare quel materiale che nasce inerte ma che durante la lavorazione prende vita fino a trasformarsi in un’autentica opera d’arte. Raffaele Di Prinzio, classe 1943, maestro del ferro battuto e Cavaliere della Repubblica sotto la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, è l’artista che ha firmato il monumento alle penne nere che oggi Fossa inaugura alle 15,30 nel Villaggio San Lorenzo, la località dove è stato ricostruito il paese dopo il terremoto. La pietra sulla quale è sormontato questo autentico capolavoro, è uno dei massi che nella notte maledetta del 6 aprile di sei anni fa si staccò dal Monte Circolo per arrestare la sua furia devastatrice in paese dopo aver fatto danni al cimitero e a un garage. Su quel pezzo di roccia, a un metro e sessanta centimetri, c’è il fregio dedicato alle truppe di montagna dell’Esercito italiano e che militari ed ex portano sulla parte frontale del cappello di feltro. Le cornette che mandano i suoni al cielo, due fucili incrociati e, maestosa nella sua apertura alare, l’aquila che afferra con gli artigli le due baionette come a significare l’esclusivo impegno per la pace di quest’arma ritenuta, a ragione, il più antico corpo di fanteria da montagna attivo nel mondo. «È un’opera forgiata in tutto», spiega mastro Raffaele, originario di Guardiagrele ma con il laboratorio a Fara Filiorum Petri, «e ogni penna dell’aquila è realizzata con l’utilizzo del martello. Ho lavorato tre mesi per completare tutto il fregio. Il progetto? Ma che dice! È un lavoro che prende corpo man mano che si va avanti, strada facendo, con eventuali modifiche che si fanno in corso d’opera. Bisogna avere bene in testa che cosa si vuole realizzare. Non ci sono disegni, niente lucidi, al bando gli incartamenti. È tutto qui», mima il maestro Di Prinzio mettendosi l’indice sulla fronte e mostrando ancora di più il pizzo e i baffi che caratterizzano questo artigiano dal cuore grande così. Un’opera simile è stata realizzata al monumento che gli alpini di Guardiagrele hanno inaugurato qualche anno fa nella pineta di piazza Garibaldi. «Un’altra aquila, ma negli anni Sessanta, una delle mie prime opere del genere, l’ho fatta a Juvanum, nella zona di Montenerodomo», sottolinea Di Prinzio.

«Questo monumento», racconta Giovanni Di Marco, 57 anni, responsabile dei Servizi demografici del Comune, «lo dobbiamo al contributo che il comune di Trasacco ha fatto al nostro. Abbiamo un protettore insieme, San Cesidio. Molti di Fossa in passato andarono a lavorare alla bonifica del Fucino. Gli alpini qui hanno realizzato 32 case di pregio investendo 3 milioni e mezzo di euro, la sede del sodalizio e la magnifica chiesa. La piazza è stata fatta da Gemona del Friuli. Mancava un monumento e ora abbiamo anche quello: lo dedichiamo ai nostri 4 morti del 6 aprile 2009. Oggi sarà inaugurato dal presidente nazionale Ana, Sebastiano Favero, e dal consiglio nazionale Ana. Gli alpini saranno migliaia: li ringrazieremo per quanto hanno fatto per noi».

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