Arbitro picchiato, parla Piri: «Un gesto orribile, mi scuso Provo solo molta vergogna»

14 Febbraio 2023

L’attaccante del Pizzoli: «Ho visto il cartellino rosso ed è stato un attimo di buio  Dopo l’accaduto sono andato ad abbracciare il direttore di gara, era spaventato»

PIZZOLI. Emiljan Piri dice di provare vergogna per quanto accaduto al minuto numero 25 della partita di domenica scorsa tra San Gregorio e Pizzoli: «Non ero io in quel momento, queste cose non dovrebbero mai accadere in un campo di calcio. Mi sono sempre battuto contro ogni tipo di violenza». Dopo aver rimediato un’espulsione, l’attaccante del Pizzoli ha colpito l’arbitro Mario Cipriani, 21enne di Avezzano: «Non ero in me, appena ho visto il cartellino rosso non ci ho visto più. È scattato qualcosa». Il giovane fischietto marsicano è stato sottoposto a una Tac alla testa all’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Se la caverà con 7 giorni di prognosi.
Piri, ci spiega quel gestaccio dopo l’espulsione?
«È successo tutto in cinque maledetti secondi. Ho visto il cartellino rosso e non ci ho visto più. Ho tirato uno schiaffo all’arbitro, non so nemmeno io come sia potuto accadere. Quello non ero io».
Pentito?
«Sì, certo. Non so com’è potuto succedere, ci ripenso in continuazione. Non ho dormito per tutta la notte. Gioco a calcio da venti anni e chi mi conosce sa come sono fatto. La violenza non dovrebbe esistere nello sport, l’ho sempre detestata e combattuta. Alcune volte però subentrano altri fattori: il nervosismo per la partita, lo stress per il lavoro o per i problemi della vita di tutti i giorni. Ma non cerco attenuanti. Mi piange il cuore a pensare a quello che è successo».
È stato un gesto grave.
«E bruttissimo. Ho sbagliato e sono deluso da me stesso. L’arbitro non meritava quello che è accaduto. Spero stia bene e che possa tornare presto in campo».
Teme le conseguenze disciplinari?
«Sono pronto ad assumermi tutte le responsabilità. Qualsiasi sia il verdetto, lo accetterò. Ho sbagliato ed è giusto che paghi. L’ho già detto all’arbitro, ai miei compagni di squadra e alla società».
È rimasto molto provato da quanto accaduto.
«Mi è crollato il mondo addosso (si commuove, ndc). Ho visto il mio nome e la mia foto sul giornale: ho pensato a quello che avrebbe potuto pensare la gente di me, ma non sono quel tipo di persona. Ho sempre odiato la violenza. Il calcio deve essere una gioia, queste cose dovrebbero rimanerne fuori. Ed è per questo che ho provato vergogna».
Crede che quanto accaduto possa danneggiarla anche come persona?
«Mi auguro di no. Ma ho paura di quello che possano pensare di me. Sono nel calcio da tanto tempo e tutti mi conoscono. Sono sempre stato quello che interveniva per primo per sedare le risse o per riportare la calma in campo. Qui a Pizzoli, ma anche in altre squadre in cui ho giocato, parlano bene di me. Rispettano sia l’uomo che il calciatore perché sanno come sono fatto e quello che penso. La violenza fa schifo e il calcio non si merita questo».
Ha avuto modo di parlare con l’arbitro?
«Dopo l’interruzione della partita sono andato da lui. Mi sono scusato e gli ho detto che non sono un violento. È stato un attimo di buio. C’era anche la polizia e ho chiesto di poter andare nello spogliatoio per parlargli. Lui mi sembrava impaurito per tutto quello che stava succedendo. Poi ci siamo parlati e ci siamo abbracciati».
Le piacerebbe incontrarlo di nuovo?
«Sì. Sto cercando di mettermi in contatto con lui. Vorrei parlargli un’altra volta e portare ancora le mie scuse. E ripetergli una cosa».
Dica.
«Che io non sono una persona violenta. È stato un gesto orribile, che non dovrebbe mai accadere nel calcio e non solo. Sono stati cinque secondi appena in cui tutto si è fatto buio. E ancora non riesco a darmi pace di quello che è accaduto. Spero possa incontrarlo presto per dirgli tutto questo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA