Arcangeli: illazioni intollerabili su di me

2 Giugno 2018

Il consulente del tribunale nega ogni coinvolgimento: «Soldi? Accusa ventilata senza il minimo supporto probatorio»

AVEZZANO. «Solo illazioni, ipotesi di illeciti prive di fondamento». A parlare, tramite il suo avvocato, è il professor Mauro Arcangeli, medico legale di Carsoli. Il suo nome spunta nelle carte dell’inchiesta della Procura di Avezzano sui falsi certificati medici che hanno portato a dieci arresti. «È inaccettabile», spiega Filippo Paolini, legale di Arcangeli, «veder accostato il suo nome a presunte vicende di mazzette erogate al fine di corrompere un perito nominato dal tribunale di Avezzano. La gravità della illazione è assolutamente intollerabile perché Arcangeli non è stato raggiunto da alcuna misura cautelare e, addirittura, nei suoi confronti non è stata formulata alcuna imputazione. Appare dunque assolutamente gratuita e priva di fondamento qualsiasi ipotesi di condotte asseritamente illecite da lui poste in essere».
Arcangeli viene chiamato in causa nella vicenda relativa alla domanda di accompagnamento a Guglielmo Mascitelli, suocero di uno dei principali indagati, Arnaldo Aratari.
«Il professor Arcangeli», spiega il suo difensore, «ha svolto la funzione di consulente tecnico medico legale nell’interesse della parte e, in tale veste, ha prodotto legittimamente tutte le argomentazioni medico-legali da porre sostegno della pretesa avanzata dal proprio cliente, come previsto dalla legge. La comunicazione del nominativo del perito nominato dal giudice costituisce notoriamente una informazione non solo del tutto normale ma addirittura fisiologica e indispensabile al fine di poter consentire al consulente di parte, in modo del tutto legittimo, di interagire nell’iter della redazione della perizia. Dunque, soltanto la mancanza di conoscenza delle prerogative e delle facoltà che la legge assegna al consulente di parte ha determinato la propalazione di notizie fortemente denigratorie nei confronti del professor Arcangeli».
Nell’ordinanza l’accusa ipotizza una somma di denaro da dare ad Arcangeli e, a tal proposito, Aratari aveva fatto contare in macchina a un collaboratore 1.000 euro da mettere in una busta che doveva essere consegnata al proprio consulente. «Il mio assistito», chiarisce Paolini, «sottolinea assoluto disappunto e sdegno laddove è stata addirittura ventilata, senza il benché minimo supporto probatorio, la ricezione di somme di denaro destinate a essere trasferite, con finalità evidentemente corruttive, al perito del tribunale».
Per questo Arcangeli si è detto pronto «alla tutela della propria onorabilità, così pesantemente infangata». L’indagato ha infine sottolineato di non aver ricevuto «neanche una semplice informazione di garanzia», ribadendo la sua «totale estraneità alla vicenda». «La mancata ricezione di qualsiasi contestazione», ha concluso, «ha determinato ancor di più legittima indignazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA