Archivio di Stato senza personale Il Comune va a caccia di soluzioni

I consiglieri Della Pelle e Lancia (Fratelli d’Italia) chiedono la convocazione della terza commissione Potrebbero essere gli ordini professionali oppure l’ente stesso a coprire i posti al momento vacanti
L’AQUILA. Finalmente ci si accorge che l’Archivio di Stato dell’Aquila non è un “magazzino di polverose carte” buone solo per i “patiti” di storia locale, ma è fondamentale anche per la ricostruzione dell’Aquila, delle sue frazioni e dei Comuni del cratere. L’Archivio aquilano infatti conserva, tra l’altro, gli atti del Genio civile del Novecento e i provvedimenti della commissione edilizia comunale relativamente al secondo Dopoguerra. Si tratta di documenti fondamentali – nel caso fossero stati smarriti dai privati – sia per avere i permessi a costruire relativi alla ricostruzione post-sisma sia per il via libera ai cantieri finanziati col bonus 110 per cento. Ma qual è il problema? Tutto ruota intorno al fatto che di recente sono stati collocati in pensione tanti archivisti che non sono stati sostituiti o lo sono stati in percentuale minima per cui chi è rimasto non riesce a far fronte a tutto il “normale” lavoro a cui si è aggiunto quello sulla ricostruzione. Come se ne esce? Oggi in Comune si riunisce la terza commissione per cercare di trovare una soluzione.
LA SEDUTA
A sollecitare la seduta sono stati il vicepresidente della terza commissione Giancarlo Della Pelle e la consigliera Ersilia Lancia, entrambi di Fratelli d’Italia. «Ben presto la struttura si troverà ad affrontare una situazione di vero e proprio stallo nel caso in cui il personale d’ufficio che si appresta al pensionamento, sia nella dirigenza che tra gli archivisti, non venisse prontamente sostituito», dichiarano Lancia e Della Pelle. «Abbiamo raccolto l’allarme lanciato dalla direttrice dell’Archivio, Sebastiana Ferrari, poiché è chiaro che la drastica riduzione del personale non solo avrebbe conseguenze dannose in tema di perdita di posti di lavoro, ma rappresenterebbe di sicuro un grave disservizio anche per quanti, tecnici o ricercatori, si avvalgono dei servizi forniti dall'Archivio. Auspichiamo una collaborazione immediata con gli ordini professionali interessati, che possono porsi al momento quali interlocutori preziosi e per questo ne abbiamo chiesto la partecipazione. Sappiamo, altresì, che il sindaco Pierluigi Biondi segue con attenzione la vicenda», concludono Lancia e Della Pelle. Tradotto: serve personale che il Comune o gli ordini professionali potrebbero fornire in particolare per la “gestione” dei documenti del Genio civile e dello stesso Ente. L’allarme non è di oggi. Tempo fa la questione fu sollevata da Alfonso De Amicis, che ha lavorato per 40 anni all’Archivio e che quindi è la memoria storica dei preziosi documenti che la struttura conserva.
l’appello
«L’Archivio di Stato dell'Aquila», disse De Amicis, «è tra i più antichi e prestigiosi del Sud Italia. È una di quelle istituzioni storiche dove il contenuto culturale unito alla sua consistenza è subito dietro agli Archivi di Napoli e Palermo. Si tratta di chilometri di materiali: atti notarili, pergamene, l’Archivio civico aquilano, tutto il fondo sulla giustizia dalla Gran Corte Criminale fino agli atti del Vajont. Per non parlare dei Catasti, da quelli pre Onciari agli Onciari, da quello Napoleonico fino al nuovo Catasto urbano e dei terreni. Centinaia di cittadini hanno attinto a quest’ultimi per notizie sui propri immobili utili sia per la ricostruzione che per l’ecobonus. Una semplice constatazione: l’Archivio ha non solo un’utilità storica culturale, ma essa è direttamente connessa a fattori economici e sociali».
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