Aree a vincolo decaduto: raffica di ricorsi al Tar

L’AQUILA. A quattro anni e mezzo dall'approvazione stanno diventando decine i ricorsi al Tar per chiedere “l’annullamento della delibera di consiglio comunale 138 del 17 dicembre 2015 e in...
L’AQUILA. A quattro anni e mezzo dall'approvazione stanno diventando decine i ricorsi al Tar per chiedere “l’annullamento della delibera di consiglio comunale 138 del 17 dicembre 2015 e in particolare dell’articolo 30 bis delle norme tecniche di attuazione”. Si tratta della delibera sulle cosiddette “aree bianche”.
Nei giorni scorsi la giunta comunale ha autorizzato l'avvocatura “a resistere in giudizio”. Le “aree bianche” sono zone del territorio comunale vincolate dal Piano regolatore di oltre 40 anni fa, ma che, dopo un certo tempo, avevano perso tale vincolo. Molti proprietari si erano rivolti al Tar per “certificare” ufficialmente che il vincolo non esisteva più e che quindi i terreni potevano tornare nella disponibilità privata e dunque (se pur dentro dei limiti) diventare edificabili. I giudici del Tar fino al 2015 avevano sfornato una serie di decisioni in cui il Comune è stato sempre soccombente, per questo si rese necessaria una delibera che mettesse un punto fermo evitando, si disse, la cementificazione selvaggia di vaste zone periferiche della città. La delibera è naturalmente complessa, ma in sostanza definisce indici di edificabilità molto più bassi di quelli che erano venuti fuori dalle decisioni dei commissari ad acta nominati dal Tar. Sembrava quindi tutto risolto, ma così evidentemente non è, e ora sarà ancora il Tar a dover intervenire, con ulteriori decisioni, sulla vicenda.
Nel mirino c’è soprattutto l’articolo 30 bis che fissa gli indici di edificabilità e stabilisce fra l’altro che “in tali zone l’edificabilità è subordinata alla cessione, volontaria e gratuita al Comune, delle aree per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Il rilascio del permesso di costruire è subordinato alla stipula dell’accordo sostitutivo di provvedimento ai sensi dell’articolo 11 della legge 241 del 1990”. Inoltre, a determinate condizioni, la delibera del 2015 stabilisce anche che “la trasformazione dei manufatti previsti per fronteggiare l’emergenza del sisma 2009, da temporanei in definitivi, è ammessa per i proprietari che abbiano effettuato i lavori in applicazione e nei limiti stabiliti dalle deliberazioni del consiglio comunale 58 e 85 del 2009 e 145 del 2010. A tal fine i proprietari utilizzano l’edificabilità riconosciuta nelle zone di cessione perequativa”. La cosa per certi versi curiosa è che a “resistere in giudizio” sono adesso gli stessi amministratori che nel 2015 (quando erano minoranza) si erano opposti alla delibera della giunta Cialente. Le decisioni del Tar (soprattutto nel senso di annullare la delibera) potrebbero anche “accelerare” la messa a punto del Piano regolatore della cui discussione in questi mesi (anche causa virus) si sono perse le tracce. Solo un nuovo Prg potrebbe rinormare e ripianificare il territorio e dare risposte certe a questioni ancora aperte. (g.p.)

