Aree per i Musp, il Tar boccia il Comune

L’ente dovrà entro 6 mesi pagare il terreno ai proprietari o demolire l’edificio scolastico
L’AQUILA. Il Comune al termine dello stato di emergenza post sisma (fine 2012) doveva rimuovere il Musp (modulo scolastico provvisorio) lungo la statale 80 e restituire il terreno ai proprietari. Invece nel 2014 con delibere di giunta e di consiglio la struttura provvisoria venne concessa all’amministrazione provinciale per continuare a essere utilizzata. Ora il Tar intima al Comune, entro sei mesi, di acquisire (pagandole ai proprietari che hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo) le aree su cui c’è ancora il Musp oppure, entro lo stesso periodo di tempo, demolire tutto e ridare i terreni ai proprietari. «I ricorrenti» scrive il Tar «sono proprietari di aree che il Comune ha occupato dopo il sisma del 6 aprile 2009 per realizzare una struttura provvisoria da destinare a scuola (Musp) che doveva essere rimossa al cessare dello stato d’emergenza. Il Musp è stato utilizzato come sede di istituzioni scolastiche fino al dicembre 2013. Il Comune dispose poi di concederlo a enti o associazioni con la proroga di due anni della dichiarazione di pubblica utilità. I ricorrenti chiedono la restituzione dei suoli come nello stato originario e il risarcimento del danno da occupazione illegittima dal dicembre 2013, data in cui il Musp ha cessato di essere utilizzato come sede di istituzioni scolastiche di competenza comunale. Vengono anche impugnati i decreti di esproprio e la delibera con la quale il Comune ha assegnato il Musp in parte all’amministrazione provinciale – per utilizzarlo come centro di istruzione per adulti – e in parte all’Accademia delle Belle arti”. Per il Tar la lettura delle disposizioni relative al post sisma 2009 «consente di affermare che la dichiarazione di pubblica utilità, connessa alla localizzazione delle aree destinate a ospitare il Musp, ne giustifica solo l’occupazione temporanea, il Modulo scolastico deve essere rimosso al termine dello stato di emergenza. Nel caso di specie lo stato emergenziale è cessato a fine 2012 e chiaramente il Musp, realizzato sul suolo di proprietà dei ricorrenti, ha smesso di essere utilizzato come sede di istituzioni scolastiche pubbliche nel dicembre 2013. Ne consegue che la successiva espropriazione dell’area non ha tra i suoi presupposti una dichiarazione di pubblica utilità». Quindi di fatto si è cercato «di convertire a un uso pubblico permanente un’opera concepita invece per essere rimossa al cessare dello stato d’emergenza. I provvedimenti di espropriazione delle aree occupate durante lo stato di emergenza adottati dal Comune dell’Aquila sono pertanto viziati da incompetenza. Ai fini della piena tutela del diritto dei ricorrenti deve pertanto assegnarsi al Comune dell’Aquila un termine, 180 giorni, entro il quale decidere se acquisire al proprio patrimonio l’area sulla quale insiste il Musp. Decorsi i 180 giorni il Comune, se non l'acquisisce, dovrà restituirla previa demolizione delle strutture provvisorie». (g.p.)
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