Arredi del teatro spariti? Scatta l’inchiesta

La Procura vuole fare luce sulla vicenda, il pm Scarsella ascolta l’assessore Goti e due funzionari
SULMONA. La vicenda degli arredi del teatro sfocia in un’inchiesta penale. Dopo le rivelazioni apparse sulla stampa e la decisione degli amministratori comunali di acquistare nuove poltrone e nuovi arredi «perché quelle vecchie erano sparite», la procura della Repubblica di Sulmona ha deciso di voler fare chiarezza sulla storia.
Sono stati convocati al terzo piano del tribunale di piazza Capograssi, l’assessore Stefano Goti, e due funzionari del Comune i quali, davanti alle domande del sostituto procuratore, Aura Scarsella che sta seguendo le indagini, hanno ribadito che le famose poltrone damascate che qualcuno, in maniera avventata, aveva dato per “sparite”, sono sempre rimaste nel teatro Caniglia.
Tutto nasce in occasione della presentazione dell’evento “Teatro Aperto” quando la consigliera comunale di maggioranza Roberta Salvati, annunciò l’acquisto di nuovi arredi per il teatro perché i vecchi erano improvvisamente spariti.
Dopo il clamore suscitato dalla rivelazione della consigliera, alcuni arredi tra cui le famose poltrone damascate, furono ritrovate. E proprio alla luce di questa novità che ora la Procura vuole conoscere i motivi che avrebbero portato gli amministratori e in particolare la Salvati a procedere all’acquisto dei nuovi mobili per il teatro.
Sulla vicenda è intervenuto anche il vice presidente del consiglio comunale, Luigi La Civita, il quale ha chiesto al sindaco di fare chiarezza e di spiegare con quale criterio si è arrivati all’acquisto dei mobili in quanto esistevano due proposte di diverso importo. La Civita ha chiesto l’acquisizione di tutta la documentazione e gli «atti inerenti le indagini di mercato relative all’acquisto di arredi per il foyer del teatro e la copia della fattura di liquidazione alla ditta fornitrice degli arredi completa della documentazione di rito».
«Quanto sopra», aggiunge La Civita, «al fine di consentire allo scrivente, nell’ambito del dovuto controllo che spetta ad un consigliere, la correttezza degli atti assunti soprattutto in riferimento alla presenza di due diverse proposte con costi differenti». (c.l.)
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