Arrestato l’ubriaco che ha ucciso Sara

8 Gennaio 2020

L’automobilista 25enne in carcere appena lascerà l’ospedale: rischia una condanna a 12 anni. Ascoltato supertestimone

AIELLI. Omicidio stradale. Con quest’accusa è stato arrestato Jarrar Ayoub, marocchino di 25 anni, in Italia da clandestino, il conducente dell’Alfa Romeo 159 che giovedì scorso ha travolto e ucciso Sara Sforza, l’estetista 23enne di Aielli. Non appena sarà dimesso dal reparto di chirurgia maxillo facciale dell’Aquila, dov’è attualmente ricoverato, Ayoub sarà rinchiuso nel carcere San Nicola di Avezzano. In caso di processo, rischia fino a 12 anni di reclusione. L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata ieri dal gip del tribunale, Anna Carla Mastelli, su richiesta del procuratore Andrea Padalino. E arriva dopo che quest’ultimo ha analizzato tutti gli elementi forniti dai carabinieri di Cerchio e della compagnia di Avezzano.
Secondo le accuse, il 25enne, in stato di ebbrezza alcolica e sotto l’effetto di cocaina, dopo una serie di sorpassi ad alta velocità, in un tratto di strada ascendente e con linea continua, ha centrato in pieno la Renault Twingo che procedeva nel senso opposto, condotta da Sara Sforza, causando anche il ferimento del suo fidanzato, Alessio Vergari. Lo schianto è avvenuto giovedì pomeriggio sulla Tiburtina. Il mancato arresto immediato del conducente dell’Alfa Romeo 159 aveva innescato vibranti polemiche, spingendo all’intervento anche leader politici nazionali. «Sono soddisfatto per il provvedimento, anche se resto dell’avviso che poteva essere eseguito nell’immediatezza dell’incidente», afferma l’avvocato Lucio Cotturone che assiste la famiglia Vergari, «un plauso agli inquirenti che hanno svolto le indagini e agli organi di stampa che hanno seguito il caso con scrupolo, mantenendo alta l’attenzione».
Intanto, ieri è stato ascoltato dai carabinieri un altro testimone dell’incidente. Si tratta di un agente finanziario della provincia di Roma che giovedì scorso stava viaggiando a bordo della sua auto insieme alla compagna e alla figlia. I militari della compagnia di Avezzano, al lavoro sulla ricostruzione dello schianto, hanno raccolto le spontanee dichiarazioni del testimone. Il professionista, accompagnato dall’avvocato Cotturone, ha anche consegnato una documentazione fotografica che potrebbe fornire importanti elementi alle indagini. L’uomo si è trovato sul posto al momento dello schianto. Ha raccontato in modo dettagliato i drammatici momenti dei soccorsi affermando che la giovane era ancora in vita e chiedeva aiuto. Lui le avrebbe tagliato la cintura di sicurezza poco prima dell’arrivo di una parente della ragazza che si trovava a passare proprio in quel momento e che ha tentato un intervento di soccorso. Mancava un quarto d’ora alle 17. Nel frattempo, sempre secondo la testimonianza raccolta dai militari dell’Arma, sono arrivati diversi connazionali dell’automobilista alla guida dell’auto investitrice, i quali avrebbero cercato di capovolgere la macchina della vittima, ma gli sarebbe stato impedito dai presenti. Sempre secondo il racconto dell’agente finanziario, il marocchino avrebbe cercato di allontanarsi dal luogo dell’incidente ma questa mossa sarebbe stata impedita. Per quanto riguarda le operazioni di soccorso, il testimone scandisce la consecuzione degli interventi. Sul posto, secondo quanto riferito dall’uomo nella testimonianza agli investigatori, sarebbero arrivati prima i carabinieri, poi i vigili del fuoco e infine l’ambulanza del 118. Ora gli inquirenti dovranno analizzare questo racconto dei fatti, suffragato anche da alcune foto scattate negli istanti successivi allo schianto, per valutare l’attendibilità. Sul caso ci sarebbero ancora alcuni punti da analizzare con accuratezza, in particolare quelli legati alle condotte di tutti i soggetti coinvolti nell’incidente, nell’intervento e nei soccorsi, ma anche la questione riguardante la perquisizione fatta all’interno dell’auto guidata dal marocchino. Resta poi ancora aperta l’ipotesi di un altro straniero fuggito dal luogo dell’incidente, anche se gli inquirenti l’hanno smentita a più riprese. La famiglia Sforza è assistita dall’avvocato Toni Montagliani.
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