Asl, cambia il direttore sanitario Si accende lo scontro politico

Cicogna torna a Cardiologia, arriva Viola. Il sindaco di Avezzano: la designazione di un marsicano buon segnale D’Eramo (Lega): insoddisfazione totale, mancano risultati. Pd: ennesimo sfregio, urge il commissario
L’AQUILA . Non s’incontreranno, neppure incrociandosi per caso nei corridoi degli uffici dell’Asl. Oggi il manager Roberto Testa rientrerà dal breve periodo di permesso dal lavoro, ma non troverà Sabrina Cicogna. L’ormai ex direttore sanitario, rimasto nel suo ufficio fino a ieri nonostante la mancata conferma fosse di fatto già certa, questa mattina resterà a casa. Quando tornerà in ospedale, tra qualche giorno, lo farà nel suo ruolo precedente: quello di capo dipartimento di Medicina e primario di Cardiologia. Nell’ufficio del direttore sanitario s’insedierà, anche se la decisione non è ancora ufficiale, Carmine Viola, dirigente dell’ospedale di Tagliacozzo.
INFLUENZA MARSICANA. Cicogna avrebbe conservato il ruolo ricoperto negli ultimi sei mesi solo se avesse ricevuto la conferma entro domenica scorsa, data nella quale ha raggiunto il limite di età previsto per quell’incarico. La sua mancata conferma sarebbe conseguenza di «pressioni marsicane», alimentate anche dallo scontro istituzionale sulla gestione della pandemia in quell’area, che però il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio nega. «La nomina spetta al manager», evidenzia. «Confidiamo nella scelta di una figura professionalmente valida e leale, che conosca bene le problematiche dell’azienda». Il primo cittadino che ha incentrato il suo mandato sul progetto della «Grande Marsica» comunque non nasconde l’ovvio vantaggio che deriverebbe alla sua zona dalla designazione di un dirigente di estrazione avezzanese o del circondario. «Certo è che la nomina di un professionista marsicano sarebbe un buon segnale verso un territorio dove vive metà popolazione della provincia», fa notare Di Pangrazio, «con un bacino di affluenza di pazienti anche dal Reatino e dalla Ciociaria».
LA LEGA NON CI STA. Il richiamo all’autonomia decisionale di Testa è unanime. Lo pone in premessa anche chi non condivide l’avvicendamento, annoverandolo tra le tante scelte del manager ritenute discutibili. Per il deputato e coordinatore regionale della Lega Luigi D’Eramo non si tratta di sindacare su nomi e capacità, anche se specifica di aver «apprezzato il lavoro di Cicogna», né tantomeno di lottizzazioni politiche. «Non c’interessano i giochi di incasellamento», osserva, «ma i tanti dossier aperti sulla sanità, che stiamo studiando anche con l’aiuto di esperti e necessitano di risposte efficaci e rapide». D’Eramo registra «l’insoddisfazione totale e complessiva rispetto all’attuale gestione». Ne danno testimonianza, a detta del parlamentare, non solo la vicenda marsicana, ma anche «le critiche provenienti dalla Valle Peligna e dall’Alto Sangro e l’immobilismo sull’ospedale dell’Aquila». Temi come l’edilizia sanitaria, il potenziamento dei reparti di eccellenza, la riorganizzazione e razionalizzazione della rete dei servizi necessitano di riscontri immediati, conclude D’Eramo, «altrimenti la politica deve porsi degli interrogativi».
PD ALL’ATTACCO. Non usa mezzi termini, per definire l’avvicendamento alla guida della direzione sanitaria, il consigliere regionale Dem Pierpaolo Pietrucci. Secondo lui si tratta un «ennesimo sfregio» alla sanità pubblica aquilana. «La fallimentare gestione di Testa, completamente estraneo alla nostra realtà e preoccupato solo di ubbidire agli interessi politici di chi l’ha nominato», afferma Pietrucci, «sin dalla prima ondata a marzo è stata purtroppo sotto gli occhi e il giudizio di tutti». Per questo, «commissariare la Asl1 è indispensabile e urgente». Parole pesanti arrivano anche da Francesco Piacente e Pietro Di Stefano, segretario e presidente provinciali del Pd. «Restiamo allibiti e senza parole nel vedere l’indecente rissa del centrodestra intorno alla sanità», scandiscono. «Il terribile periodo che stiamo vivendo consiglierebbe un diverso atteggiamento piuttosto che lanciarsi come belve sui posti di potere».
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