Assalto alla gioielleria, arrestata la banda

16 Luglio 2020

Nei guai agente immobiliare di Avezzano che ha dato supporto: l’orafo Ranalletta fu minacciato con una pistola elettrica 

AVEZZANO. Aiutata da un agente immobiliare marsicano, la banda aveva studiato la rapina nei dettagli, pedinando il gioielliere Corrado Ranalletta per giorni, effettuando sopralluoghi e appostamenti in via Trieste, all’epoca chiusa al traffico per il cantiere in piazza Risorgimento. Ma non è stato un colpo perfetto. Tanto che la squadra dell’anticrimine del commissariato di Avezzano è riuscita, tassello dopo tassello, a ricostruire quanto accaduto il 12 aprile di un anno fa in pieno centro, con un assalto da film alla storica “Gioielleria Ranalletta”.
Le prove consegnate alla Procura sono state ritenute sufficienti per emettere quattro provvedimenti restrittivi, mentre una quinta persona è stata denunciata. Le misure cautelari riguardano Luigi Alamaro, 29 anni, e Domenico Tavano, 37, per i quali è stata disposta la custodia cautelare in carcere (attualmente già detenuti nel carcere napoletano di Poggioreale per reati della stessa natura), Rita Pirozzi, 41enne, finita agli arresti domiciliari. Sono tutti di origine campana, accusati di rapina a mano armata e ricettazione. Nei guai è finito anche Angelo Bellucci, 65enne di Avezzano, per il quale è stata disposta la misura interdittiva del divieto di esercizio della professione di agente immobiliare per mesi 12.
I provvedimenti portano la firma del gip del tribunale, Mario Cervellino, su richiesta del pm Elisabetta Labanti.
Stando alla ricostruzione degli agenti dell’anticrimine del commissariato, il 12 aprile due uomini e una donna entrarono nella gioielleria del centro di Avezzano e, sotto la minaccia di una pistola e di un taser (pistola elettrica), costrinsero il titolare Corrado Ranalletta ad aprire la cassaforte prelevando orologi di valore, oro e gioielli, per un ammontare tra 200 e 300mila euro, dandosi alla fuga dopo aver legato il gioielliere e chiuso in bagno la moglie e due clienti. Fuga avvenuta su una Fiat Stilo, guidata da un complice. La vettura era stata rubata 24 ore prima e ritrovata abbandonata tre giorni dopo nella zona di Massa d’Albe. Da quell’auto ha preso le mosse l’indagine che ha consentito di individuare e identificare gli autori della rapina, che avevano agito a volto scoperto ed erano stati filmati dalle telecamere. Il primo a entrare era stato Tavano, accodandosi a una cliente per eludere il sistema anti-intrusione. Tavano aveva poi agevolato l’ingresso della donna e dell’altro complice, Alamaro. Ad aspettarli fuori, stando alla ricostruzione della polizia, c’era L.C., 47enne, anch’egli di origine napoletana e con precedenti penali per reati contro il patrimonio e la persona. Il 47enne è stato denunciato per concorso nella rapina, non essendo emersi a suo carico sufficienti indizi di colpevolezza per disporre misure cautelari.
Nel corso delle indagini è stato accertato che i rapinatori avevano utilizzato come base un appartamento ad Alba Fucens, frazione di Massa d’Albe, messo loro a disposizione dall’agente immobiliare. Bellucci, per l’accusa, aveva affittato l’abitazione dicendo al proprietario che serviva a un suo familiare. L’errore? Risolvere il contratto dopo la rapina e riconsegnare le chiavi. Insospettendo la polizia già allertata da strani movimenti in zona. La perquisizione eseguita nei confronti dell’avezzanese ha consentito di ritrovare un telefono cellulare con due schede Sim, abbinate alle utenze telefoniche utilizzate per le conversazioni intercorse all’atto della rapina, e alcuni contratti di locazione. Orologi e gioielli non sono stati ritrovati.