Assessori sospesi, scontro sugli stipendi

9 Settembre 2020

De Santis: è immorale pagarli per non fare nulla. Replica il sindaco: l’accusa evidenzia solo la non conoscenza delle norme

L’AQUILA . Passata la festa e finita la musica, si riaccende lo scontro politico in Comune. A due mesi dallo strappo tra la Lega e il sindaco Pierluigi Biondi, culminato con il ritiro delle deleghe ai tre assessori del Carroccio Daniele Ferella, Fabrizio Taranta e Fabrizia Aquilio da parte del primo cittadino di Fratelli d’Italia, è il capogruppo di Idv-Cambiare Insieme Lelio De Santis a tornare alla carica sulla crisi in Comune.
«È una vergogna», attacca senza mezzi termini, «sono passati due mesi e non succede nulla: si vivacchia nell’indifferenza generale tra feste e musica». Il consigliere ricorda «i 15 giorni in cui siamo stati assediati dalle fiamme e non c’era l’assessore all’ambiente», ma anche i contraccolpi dovuti alla prolungata assenza di referenti politici in giunta per settori fondamentali come il turismo e la pianificazione urbanistica, dopo la sospensione dei tre leghisti. L’immobilismo denunciato da De Santis è quello di una «palude sotto la quale si nascondono intrighi tra Fratelli d’Italia e Lega, che evidentemente si sente marginale in Comune». Per il consigliere, che accusa Biondi di «fare più il politico che il sindaco», dietro i tatticismi innescati dagli attriti in maggioranza «si gioca una partita, sulle spalle degli aquilani, per le elezioni ad Avezzano e Chieti». I danni amministrativi secondo lui sono evidenti, come rilevato anche dalla relazione della Corte dei Conti che ha mosso «pesanti contestazioni su consuntivo e bilancio triennale». Di peggio, sempre a detta del consigliere di opposizione, c’è però che tutto il caos scatenato dal ritiro delle deleghe rientra nella classica ammuina napoletana. «È possibile che tre assessori percepiscano ancora l’indennità senza fare nulla?», è la domanda retorica di De Santis, secondo cui la soluzione adottata dal sindaco «è immorale e rischiosa dal punto di vista erariale». Immediata la replica di Biondi, che difende la sua scelta. «De Santis che parla di “immoralità” nell’attuale assetto della giunta», contrattacca, «dimostra di non conoscere né il Testo unico degli enti locali, nonostante la sua navigata esperienza amministrativa nata tra i garantisti del Psi, naufragata nei forcaioli dell’Italia dei valori e riconvertita al civismo di centrosinistra di cui è stato, a tempo, fiero avversario, né il senso del ridicolo».
Il primo cittadino non risparmia le bordate all’ex assessore della passata amministrazione. «Non c’è nulla che impedisca a una giunta, organo collegiale per legge, quindi non fatta di singoli individui autonomi», sottolinea, «di contemplare assessori senza deleghe cui, tra l’altro, non è impedito di esercitare il proprio ruolo generale di componenti dell’esecutivo». Biondi, però, non si spinge oltre la risposta in termini tecnico-legali al consigliere, lasciando da parte le eventuali conseguenze politiche delle tensioni con la Lega. «De Santis che oggi parla di costi impropri», insiste, «è lo stesso che ricevette dalla Corte dei Conti contestazioni pesantissime, come la ritardata approvazione dello strumento contabile e il disallineamento fra i conti del tesoriere e i conti del Comune, a seguito dei debiti fuori bilancio non regolarizzati, al contrario dell’attuale amministrazione che ha provveduto al riallineamento dei conti, con la regolarizzazione dei pignoramenti presso il tesoriere, alla cancellazione di residui attivi giganteschi e ingiustificati, alla “ripulitura” del bilancio comunale da voci non più giustificate e all’approvazione del bilancio di previsione 2020, per la prima volta negli ultimi 30 anni, entro il 31 dicembre».
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